(El Pais) Il dibattito sull’accesso dei minori ai social network attraversa l’Europa da quasi un anno, con Paesi che scelgono strade diverse tra divieti totali, soglie d’età e autorizzazioni familiari. Ogni governo cerca il proprio equilibrio tra tutela dei minori e libertà di espressione.
Il dibattito sulla protezione dei minori nell’uso dei social network si è ormai imposto come una delle questioni più sentite nell’agenda politica europea. Il 17 settembre è stato presentato ufficialmente l’EU Kids Act, il 17 settembre. Ecco i punti principali: sotto i 13 anni nessun accesso ai social media, tra i 13 e i 15 anni niente account personale, solo profili ridotti creati e supervisionati da genitori o tutori, con funzionalità limitate e un tetto di un’ora al giorno, tra i 15 e i 18 anni le piattaforme avranno un obbligo di progettazione sicura.
Cosa cambia nella responsabilità:l’onere della prova viene ribaltato: spetterà alle piattaforme dimostrare di essere sicure fin dalla progettazione, mentre i genitori riceveranno strumenti per aiutare i figli a navigare online in sicurezza. Gli utenti europei useranno un’app dedicata per la verifica; in Italia sarà accessibile tramite IT-Wallet nell’app IO. Il pacchetto non riguarda solo i social, ma contiene regole più ampie per l’accesso dei giovani a social, videogiochi e chatbot, con obblighi più stringenti per le piattaforme.
Tutto è cominciato nel novembre del 2025, quando la Danimarca ha avviato una riflessione sulla possibilità di vietare del tutto l’accesso alle piattaforme ai ragazzi sotto i quindici anni. Da allora, diversi Paesi del continente hanno intrapreso percorsi normativi distinti, ciascuno con la propria interpretazione del problema e le proprie soluzioni.
La Francia è stata la prima nazione europea a dotarsi di una legge che vieta l’accesso ai social ai minori di quindici anni. Il testo, approvato in via definitiva a luglio, ha però dovuto affrontare un passaggio delicato: il Consiglio costituzionale lo ha in parte bocciato, ritenendo che comportasse una “violazione sproporzionata” della libertà di espressione e comunicazione degli adolescenti, costringendo il governo di Emmanuel Macron a rivedere il provvedimento un mese più tardi.

I profili pubblici
La Danimarca, dal canto suo, ha orientato la propria misura verso le piattaforme che consentono la creazione di profili pubblici, individuate come particolarmente esposte a rischi documentati quali i meccanismi di progettazione che favoriscono la dipendenza e la diffusione di contenuti illeciti o dannosi.
Nel Regno Unito, il primo ministro Keir Starmer ha annunciato a giugno il divieto di accesso ai social per i minori di sedici anni, misura che il governo prevede entrerà in vigore all’inizio del 2027 e che riguarderà piattaforme come Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X, sebbene l’elenco definitivo non sia ancora stato pubblicato.

In Italia c’è lo stallo…
In Italia, il Parlamento sta valutando di vietare l’iscrizione ai social ai minori di quindici anni, ma la misura secondo l’agenzia ANSA si trova in una fase di stallo, frenata dalle difficoltà nel definire un sistema efficace di verifica dell’età.
Il Portogallo ha invece approvato a febbraio un progetto di legge che vieta l’accesso ai minori di tredici anni e introduce l’obbligo di autorizzazione familiare per la fascia tra i tredici e i sedici anni, un testo sostenuto dai socialisti ma contestato dall’estrema destra di Chega e dal partito Iniziativa Liberale, e attualmente ancora in commissione parlamentare.
Infine, in Germania il governo sta valutando di limitare l’accesso dei minori ai social, in un dibattito che divide la stessa coalizione di governo. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la tutela di bambini e adolescenti dai rischi legati a queste piattaforme, dalla dipendenza alle molestie fino all’esposizione a contenuti dannosi, ma l’iniziativa non gode ancora del sostegno unanime dell’esecutivo.
