(Le Figaro) Dopo otto anni di lavori e un miliardo di dollari investiti, il regista di “Star Wars” apre a Los Angeles il Lucas Museum of Narrative Art. Un edificio avveniristico che mescola arte colta e cultura popolare senza gerarchie. Costumi e modellini della saga convivono con Norman Rockwell, Frida Kahlo e Diego Rivera.
Non è l’astronave di un film di fantascienza, anche se l’aspetto potrebbe trarre in inganno. A Exposition Park, nel cuore di Los Angeles, un’enorme struttura bianca dalle forme sinuose dal 22 settembre sembra essersi posata tra i palazzi della città. Si tratta del Lucas Museum of Narrative Art, il museo che George Lucas, creatore di “Star Wars”, ha immaginato insieme alla moglie Mellody Hobson per dare finalmente una casa a decenni di collezionismo.
Il progetto, firmato dall’architetto cinese Ma Yansong dello studio MAD Architects, ha richiesto otto anni tra progettazione e cantiere. Il risultato è un edificio di circa 28.000 metri quadri su cinque piani, rivestito da oltre 1.500 pannelli in polimero rinforzato con fibra di vetro, e coronato da un tetto verde che lo stesso progettista preferisce definire una «nuvola» o una «canopea» piuttosto che un disco volante. Il costo complessivo dell’operazione si aggira attorno al miliardo di dollari, finanziato interamente da Lucas e Hobson senza fondi pubblici.

Oltre 1.300 opere
Le 35 gallerie ospitano circa 1.300 opere selezionate tra le oltre 40.000 raccolte nel tempo dalla coppia. La scelta curatoriale, spiegata dal conservatore Ryan Linkof, rifiuta volutamente le classificazioni tradizionali della storia dell’arte: le sale non portano nomi di secoli o correnti, ma di temi universali come l’amore, la famiglia, il lavoro o l’infanzia.
Così una tavola originale di Flash Gordon di Alex Raymond dialoga con una pagina di Black Panther firmata Jack Kirby, mentre altrove convivono un autoritratto di Frida Kahlo, opere di Diego Rivera e una grande installazione di JR sul confine tra Stati Uniti e Messico.

Un museo, non un santuario
Non manca naturalmente l’eredità di Lucasfilm, con costumi e oggetti di scena di “Star Wars”, Indiana Jones e Willow, ma il museo rivendica di non volersi ridurre a un santuario dedicato al suo fondatore. Particolare attenzione è riservata al legame con la Francia, più profondo di quanto si immagini: un’intera parete accosta Mœbius a Philippe Druillet, mentre ogni giorno viene proiettato “Le Voyage dans la Lune” di Georges Méliès, di cui il museo conserva un raro storyboard originale.
