(Le Temps) Dalle decozioni di Hildegarde di Bingen alla vaselina di Chesebrough, dal vasetto blu di Nivea alle formule ultra-lusso contemporanee: la crema idratante racconta otto secoli di storia della cura del corpo. Nata come simbolo di equilibrio spirituale nel Medioevo e privilegio delle élite nei secoli successivi, la crema diventa bene di consumo di massa nel Novecento, per poi ritrovarsi oggi al centro di una nuova corsa all’iperpersonalizzazione.
Molto prima di TikTok e delle influencer di bellezza, fu una monaca tedesca del XII secolo a codificare i primi rituali di cura della pelle. Hildegarde di Bingen, esperta di piante officinali, scrisse trattati dedicati alla salute femminile in cui la pelle sana non aveva valore estetico, ma spirituale: era il segno visibile di un equilibrio interiore necessario per avvicinarsi a Dio. Attingendo agli insegnamenti di Ippocrate e Galeno, la religiosa si rifaceva a preparazioni come il cerato galenico, antenato della moderna cold cream, a base di olio di mandorle dolci, cera d’api e acqua di rose.
Con il Rinascimento, la pelle diventa anche marcatore sociale: i nobili proteggono il proprio incarnato con miscele su misura, preparate da speziali con ingredienti costosi come miele e piante rare. La svolta industriale arriva nell’Ottocento a Titusville, in Pennsylvania, dove il chimico Robert Chesebrough osserva gli operai dei giacimenti petroliferi curare le ustioni con una sostanza gelatinosa recuperata dalle pompe. Ne nasce, nel 1865, la vaselina.

Le pomate di Helena
Alla fine del secolo, Helena Rubinstein, approdata in Australia, comincia a commercializzare pomate lenitive prima di intuire i limiti di un prodotto universale: nel 1902 apre a Melbourne la prima boutique con gamme di idratanti differenziate per tipo di pelle. In Europa, il Secret de bonne femme di Guerlain, lanciato nel 1904, diventa simbolo di eleganza raffinata, benché il suo contenuto si alterasse rapidamente.
La vera democratizzazione arriva nel 1911, quando il chimico Isaac Lifschütz mette a punto l’Eucerit, un emulsionante economico ricavato dalla lanolina, capace di garantire una texture stabile anche a temperature estreme. È la base della crema Nivea, che oggi vende ancora oltre 100 milioni di vasetti l’anno nel mondo.

Arrivano gli specchi
Nella seconda metà del Novecento, l’ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro e la diffusione degli specchi nei bagni intensificano l’attenzione sul proprio viso, mentre la medicalizzazione della società associa un aspetto giovane a un’idea di salute.
Oggi il lessico si è spostato su attivi «anti-età» e trattamenti «liftanti», mentre la K-beauty coreana, con la sua estetica della glass skin ispirata alle pop star, ha imposto formule sofisticate e packaging accattivanti amplificati dai social network.
Parallelamente, marchi come Augustinus Bader, Tata Harper, Valmont o La Prairie spingono il mercato verso l’ultra-lusso, con prodotti a centinaia di franchi. Il prossimo orizzonte, secondo gli esperti, riguarda l’iperpersonalizzazione: grazie agli studi sul microbioma cutaneo, potrebbe presto diventare possibile far realizzare la propria crema su misura, in un’eco sorprendente delle antiche promesse di Hildegarda di Bingen.
