(The Economist) Dopo anni di declino a favore delle tastiere, la scrittura a mano torna nelle aule scolastiche di mezzo mondo. Tra neuroscienze e nostalgia culturale, il dibattito su come insegnare a scrivere è tutt’altro che superato. Più della metà degli stati americani ha reintrodotto il “corsivo” nei programmi scolastici, mentre in Europa cresce l’attenzione verso la scrittura a mano come antidoto all’uso eccessivo dell’intelligenza artificiale.
Si potrebbe pensare che, nell’epoca degli iPad, la domanda su come insegnare a scrivere a mano sia ormai superata. Eppure, con l’inizio del nuovo anno scolastico, il dibattito tra amministratori, insegnanti e genitori è più vivo che mai. Protagonista è il corsivo, lo stile di scrittura dai caratteri fluidi e collegati, che sta vivendo una sorprendente rinascita.
Negli Stati Uniti, dopo che il curriculum “Common Core” del 2010 aveva privilegiato le competenze digitali a scapito del corsivo, oltre la metà degli stati l’ha reintrodotta nelle scuole. Quest’anno si sono aggiunti Pennsylvania e New Jersey, che si uniscono a Texas, California, Florida e altri stati nell’obbligo di insegnarla.
Anche altrove si moltiplicano segnali simili: alcune province canadesi e argentine hanno ripristinato il corsivo o anticipato il suo insegnamento, mentre nel Regno Unito un nuovo quadro didattico introdotto nel 2025 punta a migliorarne la qualità. Italia e Svezia, dal canto loro, stanno riducendo l’uso di tablet e schermi a favore di libri e appunti scritti a mano.

Un aiuto al cervello
A sostenere questo ritorno contribuisce anche la ricerca scientifica. Diversi studi collegano la scrittura manuale a benefici cognitivi che spaziano dalla memoria al pensiero critico, fino alla coordinazione motoria fine. Tra le ricerche più citate figura quella della neuroscienziata Audrey van der Meer, dell’Università norvegese di scienza e tecnologia, che ha rilevato come il cervello si attivi “in modo completamente diverso” durante la scrittura a mano rispetto alla digitazione.
Non tutti gli esperti, tuttavia, sono convinti che il corsivo in sé offra vantaggi superiori ad altri stili di scrittura: secondo Steve Graham, professore alla Arizona State University, appare improbabile che la forma specifica delle lettere incida sulle capacità cognitive.

Al di là della scienza
Il ritorno del corsivo ha anche una dimensione culturale. Cresce la preoccupazione che le nuove generazioni non sappiano più decifrare documenti storici scritti a mano, come la Costituzione americana. C’è poi un motivo più contemporaneo: alcuni docenti sperano che una maggiore attenzione alla scrittura manuale renda più difficile per gli studenti affidarsi all’intelligenza artificiale per svolgere i compiti, poiché, come sottolinea Graham, “scrivere significa pensare”.
Non mancano però le controindicazioni. Insegnare il corsivo richiede tempo prezioso in classe e, paradossalmente, molti giovani insegnanti non l’hanno mai imparato correttamente, il che rende necessaria una formazione aggiuntiva.
Resta infine un dato di fatto: una volta lasciata la scuola, la calligrafia di ciascuno tende a trasformarsi comunque, tra chi mantiene un tratto fluido e chi finisce per scrivere in stampatello squadrato, complice l’abitudine crescente alla tastiera.
