(Courrier international) In Cina emerge una generazione di miliardari dell’IA capace di costruire fortune colossali in pochi anni, ribaltando le logiche di arricchimento del passato, un pugno di quarantenni “geek” ridisegna la gerarchia della ricchezza cinese, tra capitale intellettuale e ambizioni geopolitiche.
In Cina alcuni indicatori di ricchezza stanno polverizzando ogni record precedente, segnalando una svolta senza precedenti nell’economia del Paese. A giugno DeepSeek ha raccolto oltre 50 miliardi di yuan (6,4 miliardi di euro) in un primo round di finanziamento, una cifra mai vista per un’azienda cinese di intelligenza artificiale. Il fondatore Liang Wenfeng, 41 anni, vi avrebbe investito di tasca propria 20 miliardi di yuan, portando il proprio patrimonio personale, già stimato oltre 180 miliardi di yuan, verso vette ancora più alte.
Liang non è un caso isolato. Negli ultimi due anni trentenni e quarantenni dal profilo brillante sono entrati con rapidità sorprendente nel ristretto club dei grandi patrimoni cinesi, ridisegnando la mappa della ricchezza nazionale. Tra loro Chen Tianshi, anch’egli 41enne, che dopo un percorso nelle università d’élite ha fondato Cambricon Technologies, oggi prima azienda cinese di semiconduttori per IA quotata in borsa; Yang Zhilin, 34 anni, fondatore di Moonshot AI; e Yu Hao, 39 anni, pioniere dei droni quadricotteri e fondatore di Dreame. Tutti accomunati da percorsi in prestigiose università, un profilo tecnico-scientifico e un’ascesa avvenuta senza il sostegno di reti familiari o finanziarie, alla guida di aziende spesso più giovani di dieci anni.

I costruttori di fortune
Il fenomeno riflette il passaggio a una terza generazione di costruttori di fortune, dopo quella degli imprenditori “storici” degli anni Ottanta-Novanta, come Zong Qinghou e Wang Jianlin, cresciuti nel vuoto normativo della liberalizzazione di mercato, e quella dei pionieri di internet come Jack Ma e Lei Jun, che negli anni Duemila hanno cavalcato il boom delle piattaforme digitali. Se le prime due generazioni richiedevano comunque dieci-trent’anni per consolidare un modello economico, l’IA ha introdotto una crescita esponenziale: barriere d’ingresso elevate e costi di replicazione quasi nulli permettono a piccoli team di raggiungere in tre-cinque anni risultati che un tempo richiedevano decenni.

I settori “pilastro”
Dietro questa corsa alla ricchezza si cela anche una dimensione geopolitica: la Cina starebbe delineando due sistemi economici paralleli, uno orientato alle tecnologie strategiche e alla competizione globale, l’altro legato al benessere sociale e ai consumi quotidiani.
A marzo il parlamento cinese ha indicato sei settori “pilastro” per la crescita 2026, dai circuiti integrati alla biomedicina, confermando che il capitale intellettuale sta sostituendo le risorse sociali e materiali come principale motore di arricchimento, mentre le divergenze tra i settori dell’economia sono destinate ad ampliarsi ulteriormente.
