(Guardian) Dai templi buddisti alla letteratura contemporanea, i gatti conquistano la società nipponica e generano un impatto miliardario superiore a quello dei grandi eventi internazionali.
Il legame tra il Giappone e i felini ha radici profonde, ma oggi questo connubio ha assunto una rilevanza economica senza precedenti. Nel Paese del Sol Levante si registra un fenomeno ribattezzato “catnomics”, capace di generare quest’anno ben 3.000 miliardi di yen (circa 14 miliardi di sterline). L’influenza dei gatti pervade ogni angolo della società, tanto che da un decennio la loro popolazione ha superato quella dei cani.
Il cuore pulsante di questa tendenza è evidente a Yanaka Ginza, un quartiere dall’atmosfera rétro di Tokyo, autoproclamatosi “la città dei gatti”. Qui, flussi di turisti provenienti da Nord America, Europa e Australia si addentrano tra botteghe che espongono souvenir a tema, dolci a forma di gatto e timbri personalizzati.
La storica presenza felina nella zona è storicamente legata all’abbondanza di templi buddisti. Anche se nelle giornate più calde i residenti a quattro zampe preferiscono riposare al chiuso, i negozi di souvenir fanno affari d’oro vendendo calamite, cartoline e stoviglie a tema.

Un mercato mastodontico
Secondo un sondaggio della Japan Pet Food Association, nel 2025 le famiglie giapponesi ospitavano 8,8 milioni di gatti rispetto a 6,8 milioni di cani, cifre che superano persino il numero di bambini sotto i 15 anni nel Paese.
In media, mantenere un gatto comporta una spesa di quasi 10.000 euro nell’arco della sua vita. Katsuhiro Miyamoto, professore emerito della Kansai University, ha calcolato l’impatto complessivo di questa devozione combinando le spese nei cat café, l’editoria specializzata, le vendite di cibo e i salari del settore. Il risultato è sbalorditivo: la spesa legata ai felini ha sfiorato l’impatto economico complessivo dell’Esposizione Universale di Osaka del 2025.

Tutto nasce dai tempi Nara
L’amore per i gatti unisce l’intera popolazione, dai cittadini comuni fino alle più alte cariche dello Stato, tra cui la coppia imperiale e il primo ministro Sanae Takaichi. Questa venerazione affonda le radici nel periodo Nara (710-794), quando i gatti vennero introdotti dalla Cina per proteggere i testi sacri nei templi dai roditori, guadagnandosi uno status mistico.
Nel folklore locale, sono visti come portatori di buona fortuna, un’immagine perfettamente rappresentata dal celebre maneki-neko, la statuetta con la zampa alzata.
