(Abc) Una serie di casi di maltrattamento di animali domestici, diventati virali online, ha acceso una mobilitazione spontanea in diverse città cinesi, mettendo in luce un’inedita sensibilità civica verso il benessere animale. In attesa del rispetto dei diritti umani.
In Cina, dove le proteste per i diritti umani restano pressoché impensabili, negli ultimi mesi si sono moltiplicate mobilitazioni spontanee legate a un tema diverso: la tutela degli animali domestici. A Chongqing, lo scorso giugno, un uomo è stato filmato mentre torturava un cucciolo nel cortile del proprio palazzo, tra le urla disperate dell’animale. I vicini, che da tempo denunciavano invano tali comportamenti alla polizia, hanno reagito circondando l’abitazione dell’uomo e liberando tre cani.
Nei giorni successivi centinaia di persone si sono radunate sul posto, dando vita a una protesta di tre giornate, sedata dalle forze dell’ordine con diversi arresti. Le autorità hanno poi accertato che l’uomo aveva in realtà torturato e ucciso più animali, alcuni dei quali presentavano fratture multiple, mutilazioni e segni di malnutrizione.

Un problema strutturale
La Cina non dispone di una legislazione specifica sulla protezione animale e chi si macchia di questi abusi può essere perseguito soltanto per reati minori legati all’ordine pubblico. Un vuoto normativo emerso con forza già a giugno, quando la sparizione di Chutou, un border collie con milioni di follower sui social, lasciato dal proprietario in custodia al padre nello Henan, si è conclusa con la scoperta che l’animale era stato rapito e rivenduto a un ristorante specializzato in carne di cane per l’equivalente di circa 23 euro.
Episodi come questo, uniti al ricordo di Wang Wang, la cagnolina randagia torturata e uccisa da un gruppo di minorenni nel villaggio di Jieyang, hanno alimentato una crescente indignazione pubblica, capace di generare persino campagne commemorative internazionali.

Il rischio della coscienza civica
Si tratta di un fenomeno relativamente recente: gli animali da compagnia erano proibiti fino agli anni Ottanta e la loro diffusione è esplosa solo negli ultimi decenni, di pari passo con il miglioramento del tenore di vita. Oggi in Cina i cani e i gatti nelle aree urbane superano numericamente i bambini sotto i dieci anni, e il settore legato agli animali domestici, che raddoppierà di valore entro il 2028 fino a un bilione di yuan, è tra i più dinamici di un’economia altrimenti in rallentamento.
Per il regime di Pechino, però, questa nuova coscienza civica rappresenta anche un rischio politico: chi oggi manifesta per il proprio animale, domani potrebbe farlo per sé stesso. Non a caso, la censura ha rapidamente rimosso ogni traccia dei video e delle proteste legate al caso di Chongqing, nonostante avessero totalizzato decine di milioni di visualizzazioni.
