Videogiochi e estremismo

(mynewsroom.it) I videogiochi, con oltre 3,3 miliardi di giocatori, sono diventati un veicolo per la radicalizzazione estremista. Alcune piattaforme sono sfruttate da gruppi di estrema destra per reclutare giovani attraverso messaggi criptati, meme e comunità online.

I videogiochi, un tempo considerati semplicemente un mezzo di intrattenimento, sono oggi diventati un potente strumento di connessione sociale e culturale, con oltre 3,32 miliardi di giocatori in tutto il mondo. Tuttavia, questa vasta e giovane comunità digitale si è trasformata anche in un terreno fertile per la diffusione di ideologie estremiste, in particolare di matrice di estrema destra. Piattaforme come Discord, Twitch, Steam e DLive sono sempre più sfruttate da gruppi radicali per reclutare, indottrinare e radicalizzare giovani utenti, spesso attraverso messaggi subdoli, meme criptati e ambienti apparentemente innocui.

Un esempio drammatico ed emblematico è quello di Payton Gendron, un giovane statunitense di 18 anni che nel maggio 2022 ha compiuto una strage in un supermercato a Buffalo, nello stato di New York, uccidendo 10 persone di origine afroamericana. Prima dell’attacco, Gendron aveva manifestato chiaramente le sue intenzioni su una piattaforma di videogiochi, scrivendo: “È ora di smettere di pubblicare merda e fare uno sforzo reale. Farò un attacco.”

L’assalto è stato trasmesso in diretta sul suo profilo Twitch, trasformando un atto di supremazia bianca in uno spettacolo mediatico globale. Gendron era già immerso in ambienti online estremisti, dove aveva assorbito teorie complottiste come il “grande sostituto”, una narrazione razzista che sostiene una presunta cospirazione per sostituire la popolazione bianca con migranti non bianchi.

I livelli di reclutamento

Nel 2019, l’autore dell’attacco alla moschea di Christchurch in Nuova Zelanda aveva anch’egli trasmesso l’assalto in diretta, ispirando altri estremisti e diffondendo simboli e riferimenti tratti dalla cultura gamer. Analogamente, nel 2019 un attacco antisemita a una sinagoga in Germania è stato trasmesso su DLive, una piattaforma simile a Twitch, mostrando come questi spazi digitali stiano diventando canali privilegiati per la propaganda violenta.

La radicalizzazione avviene spesso attraverso un processo progressivo e strutturato. Secondo il Global Internet Forum Against Terrorism (GIFCT), gli estremisti operano su tre livelli principali all’interno dell’universo dei videogiochi:

Creazione o modifica di giochi esistenti: alcuni gruppi hanno sviluppato versioni personalizzate di giochi per diffondere ideologie odiose. In alcuni casi estremi, sono state ricreate virtualmente ambientazioni come il campo di sterminio di Auschwitz, trasformandole in scenari di gioco per normalizzare l’orrore e veicolare messaggi neonazisti.

Uso di riferimenti estetici ai videogiochi: gruppi terroristici, inclusi quelli jihadisti, hanno manipolato immagini di giochi popolari come Grand Theft Auto o Call of Duty, inserendo simboli estremisti o scene di violenza estrema per attirare giovani vulnerabili.

Formazione di comunità virtuali: il livello più efficace è la creazione di gruppi su piattaforme come Discord, dove i giocatori possono interagire in chat private, condividere contenuti estremisti e costruire una sottocultura di appartenenza. Questi spazi offrono un senso di comunità e riconoscimento, fattori particolarmente attraenti per adolescenti e giovani adulti in cerca di identità.

Prima la fiducia e poi l’indottrinamento

I reclutatori si avvicinano alle vittime durante le sessioni di gioco online, instaurando relazioni di fiducia. Una volta stabilito un legame, il giocatore viene invitato a entrare in gruppi più chiusi, dove inizia un processo di indottrinamento ideologico. Il linguaggio codificato, i meme e i simboli distorti (come varianti del simbolo della svastica) rendono difficile il monitoraggio da parte delle piattaforme.

Uno studio ha rilevato che un terzo dei giocatori ha incontrato contenuti estremisti durante le partite, mentre il 25% ha ricevuto inviti espliciti a unirsi a gruppi radicali. Il fenomeno non riguarda solo giovani uomini bianchi, come suggerisce lo stereotipo: anche adulti over 30 sono coinvolti e possono rappresentare un rischio ancora maggiore per la loro determinazione alla violenza.

Nonostante questi allarmi, l’intervento delle aziende tecnologiche rimane insufficiente. Piattaforme come Twitch o Steam spesso faticano a identificare contenuti criptati o simboli alterati, e i controlli sono meno rigorosi rispetto a quelli adottati da giganti come Meta o Google.