Palmilhar percorso circolare più lungo del mondo

By Paolo Bonanni 20 Settembre 2025 #Palmilhar

(mynewsroom.it) A ottobre l’inaugurazione delle prime sezioni di un anello di 6.000 km che esclude Lisbona e Porto per valorizzare borghi, natura e cultura autentica lungo un percorso sostenibile e ricco di incontri.

Il Portogallo sta per compiere un passo storico nel turismo sostenibile con l’apertura delle prime sezioni di Palmilhar (Portogallo), un ambizioso progetto che punta a diventare il percorso circolare più lungo del mondo: circa 6.000 chilometri che si snodano attraverso montagne, foreste, spiagge, vigneti, villaggi medievali e lagune, toccando angoli nascosti del Paese raramente visitati dai flussi turistici tradizionali.

L’inaugurazione segna il primo passo di un percorso che, entro i prossimi cinque anni, attraverserà circa 100 comuni, collegando l’entroterra con la costa atlantica in un anello che promette di riconciliare turisti e residenti, natura e cultura, storia e modernità.

Un turismo lento, autentico e sostenibile

A differenza di molti itinerari turistici che puntano sulle metropoli, Palmilhar fa una scelta coraggiosa: esclude Lisbona e Porto. Invece, privilegia località meno conosciute, come Óbidos, Alcobaça e Alenquer, dove il tempo scorre diversamente e la vita quotidiana si fonde con la storia millenaria. Il percorso toccherà anche un piccolo villaggio abitato da due pastori e il loro gregge di capre, simbolo della volontà di valorizzare anche le comunità più marginali.

Lungo il cammino, i viaggiatori incontreranno festival, concerti, mostre, visite guidate e attività artigianali, pensate per animare le località di passaggio. Il progetto prevede inoltre un’app mobile con mappa interattiva, notifiche in tempo reale su eventi e punti d’interesse, e segnaletica realizzata con materiali sostenibili.

Storia, leggenda e sapori locali

Il tratto inaugurale del percorso regala scorci mozzafiato: dall’antica baia di San Martinho do Porto, con la sua curva perfetta di sabbia e mare, ai resti del porto dove, secondo la leggenda, furono costruite le navi di Vasco da Gama dirette alle Indie. Ma la vera sorpresa è altrove: impronte di dinosauri conservate su una roccia, testimonianza di un passato preistorico che convive con il presente.

Nel Monastero di Santa Maria de Alcobaça, patrimonio Unesco, si possono ancora vedere incisioni lasciate dai muratori del XII secolo, che segnavano il lavoro a pezzo invece che a ore. Accanto, l’ex monastero trasformato in un lussuoso hotel firmato dall’architetto premio Pritzker Eduardo Souto de Moura, simbolo di un equilibrio tra sacro, storia e design contemporaneo.

E poi ci sono i sapori: il malhado, un maiale locale allevato con cura, il ruivaco (un pesce tipico), la ginjinha (liquore alla ciliegia) e i celebri dolci monastici di Alcobaça, nati da antiche ricette che trasformavano i “sette peccati capitali” in capolavori di pasticceria.

A Óbidos, la tradizione si fonde con la letteratura: nella libreria del villaggio, romanzi e verdure si vendono insieme, mentre al ristorante Literary Man i piatti sono ispirati a opere di Dickens, Shakespeare e fumetti.