(Le Monde) L’ascesa dei falsi artisti generati dall’IA ha creato migliaia di brani prodotti ogni giorno da intelligenza artificiale che stanno invadendo le piattaforme di streaming.
Dietro nomi come Etta Mae Hartwell o Eurozia non ci sono artisti, ma algoritmi. Un fenomeno inarrestabile che sfida musica autentica, copyright e identità digitale. L’anno 2025 segna un punto di svolta nell’industria musicale, non per un nuovo talento emerso dai talent show o dai club di periferia, ma per un fenomeno silenzioso e invisibile: la proliferazione di artisti completamente inventati, la cui voce, musica e identità sono generate dall’intelligenza artificiale. Esiste un universo parallelo in piena espansione, in cui nomi come Etta Mae Hartwell, Layla Vaughn o il gruppo di rock fittizio Eurozia non esistono nella realtà, ma accumulano milioni di ascolti su Spotify, YouTube, Deezer e Apple Music.
Etta Mae Hartwell, giovane cantante soul con due album e una compilation all’attivo, è in realtà un’illusione creata da Ersan Genc, un appassionato turco che utilizza Suno, una startup statunitense lanciata nel dicembre 2023. Suno permette di produrre canzoni complete — testi, melodie, strumenti, voce — con semplici istruzioni testuali. La piattaforma, oggi visitata da oltre 50 milioni di utenti al mese, ha rivoluzionato l’accesso alla creazione musicale, ma solleva pesanti interrogativi etici e legali, soprattutto per le accuse di violazione del copyright.

Un flusso di pezzi
Secondo Deezer, ogni giorno circa 20.000 brani generati dall’IA vengono caricati sulle piattaforme di streaming, pari all’18% dei nuovi contenuti pubblicati. Un flusso inarrestabile, favorito dai distributori “fai da te” come Distrokid, che permettono a chiunque di pubblicare musica senza alcun controllo sull’autenticità. Su Spotify, i gruppi fittizi analizzati dal quotidiano francese contano complessivamente oltre tre milioni di ascoltatori mensili, superando molti artisti indipendenti reali.
La maggior parte dei creatori dietro questi avatar musicali non ha formazione artistica, ma difende il proprio lavoro come forma di espressione creativa. «Scrivo io i testi e decido la direzione artistica», afferma il fondatore di Eurozia. Altri, come Terry LeDoux, creatore del gruppo immaginario Unbound Music, spiegano di aver scelto l’IA per realizzare canzoni senza i costi proibitivi di musicisti e studi di registrazione.

Rischio di grande confusione
Alcuni sono trasparenti sull’uso dell’IA, altri no. Il rischio di confusione — o peggio, di usurpazione — è concreto. Il gruppo metal Atomship, inattivo da anni, ha denunciato la pubblicazione di tre album a suo nome, tutti generati da IA. Intanto, piattaforme come YouTube e TikTok diventano terreno fertile per la viralità della musica sintetica: su TikTok, brani generati da IA sono stati usati in oltre 240.000 video, raggiungendo centinaia di milioni di visualizzazioni.
Per Deezer, che esclude già la musica IA dalle playlist ufficiali, la sfida è trovare un equilibrio. “Avremo 50.000 brani al giorno generati dall’IA? Forse no”, si chiede Aurélien Hérault, direttore dell’innovazione. Il rischio è che l’oceano di contenuti artificiali sommerga per sempre la musica autentica.
