I Vip e la pseudoscienza

By Paolo Bonanni 6 Settembre 2026 #pseudoscienza

(El Mundo) Le dichiarazioni pseudoscientifiche di attori, calciatori e modelle non restano confinate ai social: uno studio pubblicato su JAMA dimostra che possono tradursi in scelte terapeutiche reali, con conseguenze potenzialmente gravi per i pazienti oncologici. Dal negazionismo sui filtri solari del calciatore Marcos Llorente alle terapie “naturali” propagandate da Mel Gibson, gli esperti denunciano un fenomeno in crescita, alimentato da algoritmi che premiano la polemica più della verità scientifica.

Terrapiattisti, no-vax, negazionisti del clima: basta una rapida ricerca su qualunque social network per misurare quanto la disinformazione scientifica sia ormai un tratto strutturale del nostro tempo. Il fenomeno si amplifica quando a diffondere certe idee è un personaggio pubblico: l’endorsement di un attore, un cantante o uno sportivo può trasformare un contenuto marginale in un caso virale.

Alla base del problema c’è quello che gli esperti chiamano fallacia di autorità: l’idea che un’affermazione sia vera semplicemente perché pronunciata da una persona famosa, indipendentemente dalla sua competenza nel campo specifico.

L’esempio più recente arriva dal calciatore Marcos Llorente, che durante la scorsa Pasqua ha messo in dubbio su Instagram l’efficacia delle creme solari e il legame tra raggi ultravioletti e tumori cutanei, provocando la reazione di numerosi dermatologi.

L’anticancro di Mel Gibson

Ma è il caso dell’attore Mel Gibson a fornire la prova più concreta dell’impatto reale di queste narrazioni. Ospite del podcast The Joe Rogan Experience nel gennaio 2025, Gibson ha raccontato che tre amici malati di cancro sarebbero guariti grazie a una combinazione di ivermectina e fenbendazolo, due farmaci antiparassitari privi di comprovata efficacia antitumorale.

Un team dell’Università della California a Los Angeles ha analizzato le prescrizioni di quei farmaci prima e dopo l’intervista, registrando un raddoppio degli acquisti nei mesi successivi, soprattutto tra pazienti oncologici uomini bianchi residenti nel sud degli Stati Uniti.

I ricercatori, pur riconoscendo i limiti dello studio nello stabilire un nesso causale diretto, sottolineano il rischio che simili convinzioni spingano i malati a ritardare o abbandonare le terapie convenzionali.

Tutto è cambiato col Covid

Gli esperti concordano nell’individuare nella pandemia da Covid-19 un punto di svolta, capace di trasformare un fenomeno di nicchia in un movimento di massa. A favorirne la diffusione contribuiscono anche gli algoritmi delle piattaforme, che premiano contenuti polarizzanti e capaci di generare conversazione, a prescindere dalla loro veridicità.

Non mancano altri casi citati dagli specialisti: il negazionismo di Miguel Bosé durante la pandemia, la scelta della modella Elle Macpherson di rifiutare la chemioterapia in favore di un “approccio olistico”, o la promozione di prodotti privi di validazione scientifica come gli occhiali con lenti gialle.