Riscoprire il D-Day

(mynewsroom.it) Resti di bunker nazisti (il Muro Atlantico) punteggiano la costa francese: monumenti silenziosi di guerra, storia e oblio, rovine di cemento e memoria.

Il cemento è stato il protagonista della occidentale francese durante la Seconda Guerra Mondiale. Al posto di appartamenti, qui si costruirono bunker e strutture militari. La loro posizione, pur trovandosi in luoghi belli, fu scelta per motivi strategici, non estetici. Il cosiddetto Muro Atlantico era un sistema costiero difensivo, disomogeneo e discontinuo, voluto da Hitler nel 1942 per contrastare un attacco alleato via mare o cielo, e si estendeva da Hendaye, nei Paesi Baschi francesi, fino quasi al Circolo Polare Artico, nel nord della Norvegia.

Un sogno o un incubo lungo circa 5.000 chilometri. Una rete di 8.000 strutture difensive: bunker, casematte, postazioni antiaeree, stazioni radar, basi sottomarine (a Bordeaux, La Rochelle, Saint-Nazaire, Lorient e Brest). Le strutture si trovano in città (Hendaye), su spiagge (Anglet, Biarritz, Capbreton), su scogliere (Heuqueville) o addirittura scavate in esse.

Molti bunker, oggi decadenti, sono pieni di graffiti e immondizia. L’esplorazione è rischiosa. Lo sanno bene Alphonse Belaubre e Cholé Predot, coppia dietro al progetto Atlantik Wall Explorer, che documenta e rende omaggio al prozio di Alphonse, il generale Paul Thompson (sbarcato a Omaha il 6 giugno 1944), e al bisnonno, morto nel bombardamento di Biarritz.

A Ouistreham, un gigantesco bunker a cinque piani ospita oggi il Museo del Muro Atlantico. Lì vicino, le spiagge dello sbarco – Sword, Juno, Gold, Omaha, Utah – raccontano ancora la storia. I bunker sembrano grezzi all’esterno, ma all’interno rivelano tecnologia avanzata: porte blindate, ventilazione, riscaldamento, filtrazione dell’aria, sistemi radio.

Dietro alla costruzione si celava lavoro forzato: prigionieri di guerra e deportati, sotto l’Organizzazione Todt. Alcuni francesi furono costretti a collaborare, altri ne trassero profitto.

Da Bayeux partono percorsi ciclabili verso siti come Longues-sur-Mer, con bunker e artiglieria ancora visibili. A Pointe du Hoc, la batteria è meno conservata ma altrettanto suggestiva. In molti punti, la natura sta riprendendo il controllo: onde, vento e salsedine corrodono le strutture.

I bunker oggi sono parte del paesaggio. Alcuni turisti li fotografano, altri li ignorano. In spiagge come La Barra (Anglet), servono da ombra per i bagnanti. Alcuni sono chiusi al pubblico, altri visitabili. In cima a una scogliera a Heuqueville, uno sembra la testa di una tartaruga che sporge dal guscio.

A Hendaye si trova il bunker più meridionale del Muro, camuffato da abitazione. A Biarritz, un complesso di bunker è nascosto sotto rilievi ornamentali, difficile da riconoscere. Delle barriere difensive originarie – mine, trappole, filo spinato – non resta nulla: oggi ci sono sdraio e ombrelloni.

Nonostante fosse di cemento, il Muro crollò al primo soffio. Dopo lo sbarco del 6 giugno 1944, si trasformò in monumento funebre. I resti disseminati lungo la costa sembrano portali spazio-temporali. Sono memoria, vergogna, patrimonio controverso. Nessuno osa demolirli, pochi si occupano di conservarli.

Dove dormire

Durante l’estate, periodo dell’anniversario dello sbarco, molti scelgono i campeggi della costa atlantica francese, dal Paese Basco alla Bretagna. Dotati di bungalow, piazzole, piscine e supermercati, offrono natura e comodità.

Hendaye: Camping Ametza

Bidart: Camping Ilbarritz

Anglet: Camping Bela Basque

Mézos (Landes): Camping Le Village Tropical Sen Yan

Fouesnant (Bretagna): Camping L’Atlantique

Bayeux (Normandia): Hôtel Reine Mathilde