(Liberation) Un viaggio oltre le polemiche sul conflitto, alla scoperta di una terra dove spiritualità, storia e attualità si intrecciano in modo unico al mondo.
Mentre il governo Netanyahu viene spesso etichettato come “estrema destra”, la vera minaccia per la democrazia israeliana proviene dal messianismo ebraico, un movimento religioso e nazionalista che sta ridefinendo l’identità dello Stato. Un’alleanza tra partiti religiosi, coloni e gruppi ultranazionalisti sta trasformando Israele, minacciando i suoi fondamenti laici e accelerando la crisi politica e sociale.
Dall’ideale alla conquista: il sionismo religioso, un tempo influenzato dal rabbino Kook (che promuoveva una visione spirituale e inclusiva), è oggi dominato da figure come Bezalel Smotrich. Il loro obiettivo non è più la coesistenza, ma l’espansione territoriale e l’esclusione dei palestinesi, visto come un passo verso la “redenzione” ebraica.

Potere politico e declino della laicità
I partiti messianici (come Forza Ebraica e Giudaismo Unito della Torah) rappresentano un quarto della Knesset. Controllano settori chiave come il sistema giudiziario e l’esercito, dove i coloni religiosi sono sempre più presenti.
Intanto, i valori democratici e pluralisti del sionismo originario sono in frantumi. Il progetto messianico punta a sostituire lo Stato di diritto con una teocrazia, marginalizzando le minoranze e i palestinesi. Gruppi toranico-nazionalisti si insediano in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, spesso con violenza, sostenuti da fondazioni come quella del Monte del Tempio, che mira a ricostruire il Terzo Tempio.

Le connessioni internazionali
Il messianismo ebraico trova sostegno nei cristiani sionisti, che vedono nell’espansione israeliana un segno dell’Apocalisse. Questa sinergia influenza la politica estera, soprattutto sulla questione di Gaza e dei territori occupati.
La spinta all’annessione della Cisgiordania mette a repentaglio qualsiasi soluzione a due Stati, mentre il rifiuto di riconoscere i diritti palestinesi alimenta un ciclo di violenza. In questa situazione la società civile e i partiti moderati tentano di resistere, ma la frammentazione politica e il nazionalismo religioso rendono sempre più difficile un ritorno al dialogo.
