Begum TV voce per le donne afghane da Parigi

(El Pais) In un piccolo studio di Parigi, un gruppo di giornaliste afghane rifugiate sta portando avanti un canale televisivo via satellite nato per restituire voce, istruzione e speranza alle donne del loro Paese.

Fondato nel marzo 2024 dalla giornalista Hamida Aman con il sostegno del governo francese, delle Nazioni Unite e di donatori privati, il progetto Begum TV trasmette in Afghanistan programmi educativi, sanitari e di intrattenimento, rivolti a un pubblico femminile oppresso dalla repressione talebana.

Dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, oltre 1,4 milioni di ragazze sono state costrette a lasciare la scuola e migliaia di donne sono state espulse dal lavoro e dalla vita pubblica. In questo scenario, Begum TV è diventata un’ancora di salvezza. Trasmettendo in pastún e dari, il canale ha già messo online oltre 8.500 video educativi e ha creato una piattaforma digitale, Begum Academy, per ampliare l’accesso a corsi scolastici fondamentali come matematica e scienze, oltre a offrire contenuti musicali, psicologici e sanitari.

In fuga da Kabul

Tra le protagoniste, la giornalista venticinquenne Wajiha Wahidi, rifugiata a Parigi nel 2023 dopo essere fuggita da Kabul. Nei suoi programmi appare senza velo, un’immagine di libertà che contrasta con quella delle donne afghane che la guardano, rinchiuse in un regime che le cancella progressivamente dalla vita sociale. Wahidi racconta la dolorosa sorte delle sue sorelle: una costretta a lasciare gli studi in medicina, le altre escluse dalla scuola e costrette a matrimoni precoci.

Minacce e censura

La situazione delle giornaliste in patria è drammatica: secondo Reporters Sans Frontières, l’80% ha abbandonato la professione, le restanti lavorano sotto minacce, censura e timore. In molte regioni non possono mostrare il volto né essere udite in pubblico. Tuttavia, la televisione satellitare sfugge al controllo dei talebani e diventa uno strumento di resistenza.

Begum TV è molto più di un’emittente: è una scuola, un rifugio, una finestra sul mondo. In un Paese dove il silenzio è imposto alle donne, l’accesso all’istruzione femminile è vietato, la voce di queste giornaliste in esilio risuona più forte che mai fornendo contenuti educativi, sanitari e di intrattenimento per milioni di spettatrici invisibili, ma non silenziose.