(Le Monde) La Cina ha consolidato la presenza nei porti di tutto il mondo, rafforzando il controllo sulle rotte marittime e posizionandosi strategicamente come potenza marittima globale.
L’espansione di Pechino nel settore portuale si inserisce nella più ampia strategia delle “Nuove Vie della Seta” (Belt and Road Initiative – BRI), lanciata nel 2013 dal presidente Xi Jinping, con l’obiettivo di garantire un’influenza economica e commerciale sempre maggiore.
Un caso emblematico è stato il Porto del Pireo in Grecia, dove la Cina ha acquisito una quota iniziale del 51% nel 2016 attraverso la compagnia di navigazione Cosco Shipping Ports, per poi aumentarla al 67% nel 2021. Questo modello di investimento si è replicato altrove, come nel Porto di Chancay in Perù, un’infrastruttura chiave da oltre 3,5 miliardi di dollari, dove Cosco detiene il 60%.
Il governo peruviano lo ha definito il “Singapore dell’America Latina”, un hub destinato a facilitare l’export cinese e l’import di risorse minerarie ed energetiche sudamericane. In pratica con il controllo di otto dei primi venti porti mondiali e una quota del 70% nella costruzione di navi portacontainer, la Cina si assicura un vantaggio strategico nel commercio globale.

Entrata nei principali porti
Parallelamente, la Cina ha acquisito quote strategiche, generalmente comprese tra il 20% e il 49%, in numerosi altri porti tra cui Anversa (Belgio), Rotterdam (Paesi Bassi), Amburgo (Germania), Le Havre e Marsiglia (Francia), Valencia (Spagna) e diversi porti in Asia e Africa. Anche negli Stati Uniti la presenza cinese si era fatta sentire, ma nel 2019 l’amministrazione Trump ha obbligato Cosco a cedere il controllo del Terminal di Long Beach in California.

Controllo della logistica
L’acquisizione di terminal portuali consente alla Cina di controllare la catena logistica globale, rendendo più efficienti le sue esportazioni e garantendo una maggiore sicurezza sulle proprie importazioni. Inoltre, le aziende cinesi investono nei retroporti sviluppando infrastrutture industriali, magazzini e centrali elettriche in regioni strategiche, come lungo il corridoio economico Cina-Pakistan, che collega le province occidentali cinesi al porto di Gwadar.
Anche nel Canale di Panama, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio marittimo mondiale, la Cina è riuscita a ottenere concessioni attraverso la compagnia Hutchison Ports. Tuttavia, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha riacceso la tensione, con il nuovo presidente che ha dichiarato l’intenzione di contrastare l’influenza cinese nella regione.

Preoccupazioni geopolitiche e tensioni internazionali
L’espansione cinese nei porti globali ha sollevato non poche preoccupazioni in Occidente. L’amministrazione Biden aveva inserito Cosco e CIMC (leader mondiale nella produzione di container) in una lista nera di aziende da monitorare per possibili rischi alla sicurezza nazionale. Un caso analogo si è verificato ad Amburgo, dove il governo tedesco ha ridimensionato le ambizioni cinesi, limitando la partecipazione di Cosco al 24,99% per evitare il rischio di un’influenza eccessiva.
