(The Economist) Un’ampia ricerca su quasi un milione di persone in Gran Bretagna collega le bevande calde al rischio di cancro all’esofago, indipendentemente dal fatto che si tratti di tè o caffè. Gli esperti suggeriscono che non serve un termometro: basta aspettare qualche minuto prima di bere per ridurre significativamente il rischio.
Bere una bevanda bollente può sembrare un piccolo piacere quotidiano, ma la scienza invita alla cautela. Uno studio pubblicato l’8 settembre sull’International Journal of Cancer rafforza le prove secondo cui il consumo abituale di bevande molto calde aumenta il rischio di sviluppare un tumore dell’esofago, il condotto che collega la gola allo stomaco.
La ricerca ha analizzato le abitudini di consumo di tè e caffè di quasi un milione di adulti britannici. Chi ha dichiarato di preferire le proprie bevande “calde” o “molto calde”, anziché “tiepide”, ha mostrato un rischio più elevato di sviluppare in seguito un carcinoma a cellule squamose dell’esofago, una specifica forma di tumore.
Il rischio è risultato triplicato tra chi beve le bevande “molto calde”, mentre per chi le consuma semplicemente “calde” l’aumento è più contenuto. Secondo gli autori, se tutti coloro che bevono le proprie bevande molto calde le raffreddassero leggermente, si potrebbero evitare circa 440 dei 3.200 casi registrati ogni anno in Gran Bretagna.

Tè o caffè sono la stessa cosa
Un elemento chiave dello studio è che i risultati non cambiano a seconda che la bevanda abituale sia tè o caffè, né in base all’aggiunta di latte: a contare, sottolineano i ricercatori, è la temperatura, non il contenuto della tazza. Altri studi condotti in diverse parti del mondo hanno individuato legami simili anche per altre bevande calde, come il tè verde e il mate, un’infusione diffusa in Sud America.
Già nel 2016 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aveva classificato il consumo di bevande molto calde come probabilmente cancerogeno, sulla base di dati osservazionali umani e di studi sperimentali su animali che indicano la stessa direzione.

Difficile stabilire una soglia precisa
Al momento della valutazione IARC, i dati disponibili indicavano un aumento del rischio sopra i 65°C, ma il nuovo studio britannico non ha misurato le temperature reali delle bevande, basandosi invece sulla percezione soggettiva dei partecipanti. Altre ricerche indicano che le bevande calde in Gran Bretagna e negli Stati Uniti si attestano generalmente attorno ai 60°C, per cui chi le definisce “tiepide” probabilmente le beve a temperature inferiori.
Un metodo pratico, se non si vuole portarsi dietro un termometro, arriva dal protocollo di assaggio usato dai professionisti del caffè: dopo l’infusione, attendere alcuni minuti permette alla bevanda di scendere fino a circa 70°C, temperatura ritenuta accettabile per un primo sorso, mentre un’attesa più lunga la porta intorno ai 55°C, ideale per apprezzarne appieno il sapore.
