(Die Presse) Una “lavatrice” per dischi promette di ridurre graffi e rumori tipici dell’ascolto analogico, ma i risultati dipendono più dallo stato del solco che dal detergente.
L’ascolto analogico conserva un fascino innegabile, ma è spesso compromesso da fruscii e scricchiolii che ne intaccano il piacere. Che si tratti di collezioni recuperate da cantine polverose o di occasioni scovate nei mercatini dell’usato, i dischi raramente arrivano all’ascolto in condizioni impeccabili e persino le ristampe nuove non sono sempre esenti da difetti.
Una soluzione parziale arriva dalle “lavatrici” per dischi, e Pro-Ject ha recentemente presentato la VC-E Mini, un modello dalle dimensioni contenute e dal prezzo relativamente accessibile, pensato anche per chi possiede raccolte più modeste. Il principio di funzionamento è semplice: il disco viene bagnato con un liquido detergente che, dopo un breve tempo di posa, viene distribuito con una spazzola e infine aspirato insieme allo sporco.
Il dettaglio distintivo della Mini sta proprio qui: l’aspirazione avviene dal basso, attraverso l’alloggiamento, anziché tramite il braccio superiore tipico di altri modelli. Un puck magnetico blocca il disco, lo protegge durante la rotazione e ne preserva l’etichetta dal contatto con il liquido.

L’uso è intuitivo
Tutto avviene con un interruttore per il motore, uno per l’aspirazione, entrambi collocati sullo stesso lato dell’apparecchio, in una posizione non proprio ideale ma comunque facilmente individuabile anche a occhi chiusi. Il processo, che richiede pochi minuti a disco, prevede l’applicazione di circa tre millilitri del liquido detergente in dotazione (senza alcol) e alcune rotazioni in entrambi i sensi per distribuirlo uniformemente. L’aspirazione non è silenziosissima, ma nemmeno fastidiosa.
Il risultato, tuttavia, è disomogeneo. La responsabilità non ricade sulla macchina, quanto sullo stato dei dischi stessi: alcuni esemplari otticamente perfetti continuano a scricchiolare anche dopo il trattamento, segno che una puntina mal regolata o un utilizzo poco accorto ha già inciso micrograffi irreversibili, contro i quali nessun lavaggio può fare granché.

Un prodotto che può aiutare ma non risolvere
L’effetto più convincente si è osservato su un disco da mercatino particolarmente malridotto: prima soggetto a salti e blocchi frequenti, dopo il lavaggio è tornato riproducibile per intero, risultando quantomeno adatto all’uso conviviale. Il fruscio è diminuito sensibilmente, ma il dispositivo non compie miracoli: in generale pulisce bene, mentre l’effetto sul suono varia molto da disco a disco.
Una lavatrice per vinili non è indispensabile per ogni collezione, ma resta un complemento sensato: la pulizia del disco fa bene anche alla puntina del giradischi, prolungandone la durata. Va comunque ricordato che il dispositivo rimuove perlopiù polvere e sporco superficiale se lo scricchiolio deriva da graffi o usura meccanica, nessuna lavatrice, per quanto valida, potrà davvero rimediare.
