(Die Welt) Capri celebra 200 anni dalla scoperta della Grotta Azzurra quando un pittore tedesco riportò alla luce la leggendaria caverna marina, trasformando un angolo dimenticato dell’isola in un mito universale. Tra pescatori, imperatori romani e star contemporanee, la Grotta Azzurra resta il simbolo di un turismo che affonda le radici nell’Ottocento.
Il 17 agosto 1826 tre uomini si infilarono a nuoto in una fenditura di roccia alta poco più di un metro, convinti di trovare il buio più assoluto. Portavano con sé una piccola vasca galleggiante carica di fiaccole accese, pronti ad affrontare l’oscurità. Trovarono invece l’esatto contrario: un blu incandescente, generato non dalla luce del sole ma da riflessi che risalgono dal fondale marino attraverso l’acqua limpida. Era la riscoperta della Grotta Azzurra di Capri, e a guidarla fu il pittore e scrittore tedesco August Kopisch, accompagnato dall’amico artista Ernst Fries e dal pescatore caprese Angelo Ferraro.
Kopisch, discendente di una famiglia di commercianti slesiani, non si limitò a vivere l’esperienza: la raccontò. Il suo libro, pubblicato a Berlino nel 1838, accese in Europa una vera febbre per il Sud, anticipando di fatto le dinamiche della moderna influencer culture. Prima di lui era stato Goethe, con il suo celebre resoconto di viaggio in Italia, a instillare nell’immaginario nordeuropeo il fascino della penisola; ma fu Kopisch a trasformare Capri in una meta di massa.

Mostri e demoni ma anche tanti Vip
L’isola, fino ad allora luogo isolato e temuto dagli stessi abitanti — che narravano di mostri e demoni annidati nella grotta — divenne rifugio per artisti, scrittori e intellettuali, spesso attratti anche dalla possibilità di vivere lontano dalle convenzioni sociali del tempo. Con il passare dei decenni arrivarono nobili, scrittori internazionali, divi del cinema: Jacqueline Kennedy Onassis e Sophia Loren la resero teatro del jet set globale.
Non mancano gli aneddoti storici: si narra che l’imperatore Tiberio avesse scelto la grotta come luogo di bagni rituali, ipotesi rafforzata dal ritrovamento, nel 1964, di statue di Nettuno e dei suoi Tritoni sul fondale, oggi custodite al Museo Casa Rossa. Anche personaggi come il drammaturgo Bertolt Brecht – abbastanza scettico, tanto da definire ironicamente l’atmosfera “limonata blu” – lasciarono testimonianze del loro passaggio.

Il mito vive sino al 18 ottobre
Oggi la grotta, divenuta museo statale, accoglie ogni giorno centinaia di visitatori a bordo di barchini a remi condotti da barcaioli le cui famiglie si tramandano il mestiere da generazioni. L’accesso è rigidamente regolamentato: lo hanno sperimentato anche Heidi Klum e Tom Kaulitz, multati nel 2019 per aver girato un video promozionale nuotando nelle acque protette.
Per il bicentenario, Capri ospita fino al 18 ottobre la mostra “Il Mito di Capri” presso il museo della Certosa di San Giacomo, con dipinti, reperti antichi e un’installazione in realtà virtuale, oltre a passeggiate guidate gratuite e concerti al tramonto nei punti panoramici storici dell’isola.
