Helsinki figlia di Saarinen

(Bangkok Post) Dalla comune boschiva di Hvittrask alla monumentale Stazione Centrale, un itinerario tra le architetture di Saarinen che hanno reso Helsinki una città unica in Europa, capitale dell’art nouveau nordico sospesa tra romanticismo nazionale e modernismo nascente.

Helsinki non gode della fama turistica di San Francisco o Parigi, eppure il suo tessuto urbano custodisce un patrimonio architettonico sorprendente, in gran parte legato al nome di Eliel Saarinen. Nato nel 1873, Saarinen arrivò alla ribalta giovanissimo, aggiudicandosi a soli 24 anni l’incarico per il padiglione finlandese all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Il suo stile, radicato nel romanticismo nazionale finlandese, attingeva all’immaginario delle chiese medievali e al Kalevala, l’epica nazionale del paese, popolando le sue facciate di gargoyle, animali fantastici e figure grottesche.

Il tour ideale parte da Hvittrask, la comunale residenza-studio che Saarinen costruì nel 1903 insieme ai suoi soci Herman Gesellius e Armas Lindgren a trenta chilometri dalla capitale. L’esperimento di vita comune, oggi trasformato in museo statale, si concluse tra scandali e un divorzio incrociato, ricordato ironicamente da una vetrata nella sala da pranzo dell’edificio.

In città, l’edificio assicurativo Pohjola, con le sue pareti in pietra ruvida e la copertura piramidale in rame verde, e il complesso residenziale Olofsborg, con cupole, torrette e bovindi, testimoniano la ricchezza decorativa di quella stagione. Non lontano, nel quartiere di Katajanokka, decine di edifici jugendstil compongono uno dei più coerenti isolati art nouveau d’Europa.

Il capolavoro resta però la Stazione Centrale, inaugurata nel 1914: la torre rivestita in rame e le quattro imponenti figure che reggono globi luminosi ne fanno tuttora uno dei luoghi più suggestivi della città. Il progetto, vincitore di un concorso nel 1904, non fu esente da polemiche: alcuni critici dell’epoca lo giudicarono un pastiche arcaico, spingendo Saarinen a rivedere il disegno in una direzione più geometrica, anticipando così l’estetica del modernismo finlandese.

Nel 1923 Saarinen si trasferì negli Stati Uniti, dove costruì i campus delle Cranbrook Schools nel Michigan, definiti tra i capolavori dell’architettura americana, oltre alla First Christian Church di Columbus, in Indiana, e la sala da concerto del festival di Tanglewood. Morì a Cranbrook nel 1950.

Quello che emerge dal suo percorso, dalle atmosfere fiabesche di Hvittrask alle linee più essenziali della Stazione Centrale, è un’inquietudine creativa mai sopita: un artista che non si lasciò mai imprigionare da un unico stile, capace di evolversi costantemente pur restando fedele a un’idea di architettura come racconto collettivo di una nazione.