Maremma selvaggia

By Paolo Bonanni 27 Agosto 2026 #maremma #viaggi

(Times) Tra il parco naturale della Maremma e le colline del tufo, un angolo di Toscana ancora selvaggio racconta secoli di paludi, pirati e rinascite. Dalle terme fumanti di Saturnia ai borghi etruschi scavati nella roccia, un viaggio tra natura, storia e sapori autentici a sud di Firenze.

A sud di Firenze, affacciata sul Mar Tirreno, si estende la Maremme: un territorio di circa cento chilometri quadrati vicino a Grosseto, oggi protetto come parco naturale, dove pinete secolari, daini e cinghiali convivono con un paesaggio che sembra sospeso nel tempo. Le pinete di pini marittimi, in realtà, non sono antiche quanto appaiono: furono piantate nel Settecento per arginare l’avanzata delle dune e bonificare le zone paludose dell’entroterra.

Tra uliveti e vigne pascolano le tipiche vacche maremmane, riconoscibili dalle corna a forma di lira, mentre alcune fattorie isolate sono diventate case di vacanza, meta prediletta di intellettuali italiani già dagli anni Settanta.

Non fu sempre un idillio. Con il declino dell’Impero romano, l’abbandono della regolazione dei fiumi trasformò le pianure in acquitrini, e per secoli la Maremme sprofondò in un periodo oscuro segnato dalla malaria, che a inizio Ottocento uccideva ogni anno oltre un quarto della popolazione. Solo le bonifiche del Novecento e la diffusione del chinino permisero alla regione di rinascere, dopo che per secoli i grandi proprietari terrieri avevano preferito trasferirsi in collina durante l’estate.

Terra di conquista

Lungo la costa dell’Argentario restano le torri di avvistamento senesi, testimonianza delle incursioni di pirati e saraceni, mentre l’intera area fu a lungo contesa tra Siena, Pisa e le famiglie nobili, prima di entrare nel Granducato di Toscana a metà Cinquecento.

Alcune città seppero resistere meglio di altre: Massa Marittima, con i suoi palazzi in travertino e la splendida cattedrale romanica affacciata su piazza Garibaldi, conserva ancora oggi il capolavoro a foglia d’oro di Ambrogio Lorenzetti.

Poco distante, la terra stessa sembra respirare: lungo la strada verso Monterotondo la roccia fuma, tinta di depositi giallo-verdi dall’odore sulfureo, segno di un’attività geotermica rarissima che alimenta il 70% del fabbisogno energetico della regione.

Nell’entroterra, il paesaggio cambia

Pitigliano, arroccata su uno sperone di tufo, custodisce le vie sotterranee scavate dagli Etruschi e poi utilizzate dalla comunità ebraica, tanto integrata da meritarsi il soprannome di “piccola Gerusalemme”.

Nei dintorni, il borgo di Sovana conserva necropoli rupestri e le suggestive “vie cave”, profondi corridoi scavati nel tufo dagli Etruschi, il cui vero scopo — commerciale o rituale — resta ancora oggetto di dibattito tra gli storici.

Tra le acque termali di Saturnia, i borghi color miele e i sentieri che si inerpicano tra colline e vallate, la Maremme si conferma una delle facce più autentiche e meno esplorate della Toscana.