Uomo e gatto un legame millenario

By Paolo Bonanni 1 Agosto 2026 #gatto

(Die Presse) Dai templi egizi alla demonizzazione medievale, fino all’era dei social media e alle nuove accuse ecologiche: il gatto resta l’animale più misterioso e controverso del nostro quotidiano.

Il gatto abita il mondo in un numero che oscilla tra i 600 milioni e il miliardo di esemplari, equamente divisi tra compagni domestici e popolazioni selvatiche o randagie. Eppure, nonostante la familiarità che oggi ci lega a questi felini, la loro presenza è avvolta da un’aura di inafferrabilità che li distingue nettamente dalla sottomissione del cane. Il legame tra l’uomo e il gatto si snoda lungo una linea temporale di 12.000 anni, un percorso che lo storico canadese Rod Phillips, nel suo saggio “Cats”, definisce come una danza costante tra venerazione e atrocità.

Nell’antico Egitto, il gatto era il sacro protettore della casa e della famiglia. Successivamente, la sua utilità come derattizzatore sui vascelli ne ha decretato la diffusione globale: basti pensare che, nel 1777, sulla nave del capitano James Cook, il furto di un gatto era punito con la fustigazione.

Ma il ribaltamento di immagine è stato profondo. Circa duemila anni fa, la percezione positiva iniziò a incrinarsi. Aristotele fu tra i primi a costruire un parallelo tossico, accostando la natura solitaria e “indomita” del gatto a quella delle donne, definendo entrambi soggetti schivi e potenzialmente ribelli. Questa associazione storica ha contribuito, nei secoli, a legittimare strutture patriarcali di controllo.

In simbiosi col diavolo

Nel Medioevo europeo, la simbiosi col diavolo divenne il marchio infamante. Sebbene Phillips smentisca l’esistenza di editti papali specifici per lo sterminio felino, è certo che il gatto divenne capro espiatorio in contesti di superstizione. Curiosamente, questa ostilità ha sempre avuto eccezioni geografiche: nel mondo islamico, il gatto è stato storicamente trattato con rispetto, in netto contrasto con la visione europea.

Il ventesimo secolo ha segnato la svolta: il gatto è entrato trionfalmente nelle case, diventando parte integrante della famiglia moderna.

Gatti protagonisti digitali

La consacrazione definitiva è giunta con l’era digitale. Oggi, le piattaforme social sono dominate dai felini — su YouTube si caricano oltre 90.000 video al giorno — che rielaborano in chiave contemporanea l’antica indipendenza felina. Tuttavia, l’ambivalenza non è sparita. Se un tempo erano accusati di stregoneria, oggi i gatti sono nel mirino per ragioni ambientali.

Considerati predatori voraci, in alcuni contesti sono stati etichettati come specie invasiva, minaccia alla biodiversità. Phillips lancia un avvertimento inquietante: potremmo essere giunti al capitolo finale di una convivenza durata millenni, trasformando un alleato domestico nel simbolo di una crisi ecologica che non perdona più la natura dei nostri compagni.