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Al cinema torna il BN

Posted on 18 Giugno 202617 Giugno 2026 by Paolo Bonanni

(Die Presse) Il fascino senza tempo del bianco e nero: perché la mancanza di colore conquista ancora schermi e streaming tra nostalgia e marketing nell’era digitale.

Nel panorama contemporaneo delle produzioni audiovisive, dove non mancano le lamentele per la scarsa vivacità cromatica di film e serie televisive, assistiamo a una controtendenza singolare: l’esplicito e orgoglioso ricorso all’assenza di colore. Un esempio emblematico è rappresentato da “Spider-Noir”, l’attesa serie di Amazon ambientata nell’universo di Spider-Man e interpretata da Nicolas Cage. La particolarità dell’operazione risiede nella duplice offerta per gli utenti, chiamati a scegliere con un semplice clic tra una versione a “colori pieni” e una in “autentico bianco e nero”.

I creatori sottolineano come la scelta monocromatica non sia un mero filtro digitale applicato in post-produzione, bensì il risultato di una pianificazione accurata fin dalle riprese, studiando luci, costumi e scenografie per adattarsi alla scala dei grigi. Questo approccio evoca un’idea di autenticità, legandosi a suggestioni rétro e vintage.

L’omaggio alle atmosfere del cinema noir non è una novità assoluta. Hollywood e il cinema internazionale hanno spesso attinto alle ombre lunghe dei classici degli anni Quaranta. Tra i precedenti illustri si inseriscono opere come “Sin City” di Robert Rodriguez e Frank Miller, caratterizzato da isolate incursioni di colore in una metropoli monocromatica , “The Good German” di Steven Soderbergh ed “Europa”  di Lars von Trier.

Attualmente, l’estetica basata sui forti contrasti riscontra un successo crescente anche al di fuori dei progetti strettamente nostalgici. Le pellicole in bianco e nero frequentano con regolarità i principali festival cinematografici mondiali, muovendosi tra drammi storici e adattamenti letterari.

Dramma e riferimenti storici

Le ragioni della persistente fascinazione per la scala di grigi risiedono nell’impatto estetico e nelle associazioni mentali ed emotive che essa genera nello spettatore. Da un lato, il bianco e nero storicizza l’opera, richiamando l’epoca in cui rappresentava l’unica opzione tecnica disponibile. Dall’altro, crea paradossalmente un senso di atemporalità e conferisce dignità e gravità alle pellicole, specie quando affrontano temi storici complessi. È il caso di “Schindler’s List”, dove Steven Spielberg scelse la monocromia sia per l’efficacia drammatica sia per ricollegarsi alla crudezza visiva dei cinegiornali d’epoca.

Fattore coolness

L’uso del chiaroscuro genera tensione visiva e un senso di astrazione che distanzia la rappresentazione dalla realtà immediata per ridurla all’essenziale. A ciò si aggiunge il fattore “coolness”, storicamente legato alla fotografia di strada del dopoguerra americano che si contrapponeva al colorato mondo dei consumi. Oggi il bianco e nero viene sfruttato anche dalla pubblicità e dai registi contemporanei per creare un netto stacco visivo rispetto alla consuetudine.

La digitalizzazione permette inoltre di alternare colore e monocromia all’interno della stessa opera, come fatto da Wes Anderson in “The French Dispatch”. Si compie così un’ironica inversione storica: se un tempo era il colore a distinguersi dal grigio quotidiano, oggi è l’assenza di colore a emergere dalla massa.v

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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