(Tagespiele) Come le aziende di sorveglianza sfruttano le vulnerabilità strutturali delle reti mobili per tracciare giornalisti, politici e manager. Ogni cellulare può essere localizzato in tutto il mondo dal solo numero.
Qualsiasi telefono cellulare può trasformarsi in una spia globale. Uno studio condotto dall’Hasso-Plattner-Institut (HPI) di Potsdam insieme all’Università di Toronto ha svelato i dettagli di massicce campagne di sorveglianza commerciale orchestrate da aziende che vendono “Surveillance-as-a-Service” principalmente a governi. Per tracciare la posizione geografica di un bersaglio, a questi spioni hi-tech basta un unico dato: il numero di telefono.
Le indagini dei ricercatori hanno analizzato i registri dei gestori telefonici, seguendo le tracce di attacchi partiti da network di ben 18 Paesi diversi e diretti anche verso un noto manager. Le mete di questi flussi spionistici portano a società con sede nel Regno Unito, nell’isola di Jersey e in Israele, tra cui figurano nomi come Rayzone, l’italiana Tykelab e la svizzera Fink Telecom Services.
Non si tratta di una minaccia per la massa o per stalker privati, ma di un problema politico e societario: i bersagli ideali sono giornalisti, oppositori, politici e vertici aziendali.

Il business degli accessi
Il successo di questi attacchi non si basa su semplici malware, ma su un accesso profondo e strutturale alla rete mobile. I broker di sorveglianza aggirano l’isolamento teorico delle reti acquistando legalmente accessi a livello di operatore – celandosi dietro identità legittime – per cifre che si aggirano sui 10.000 dollari al mese. Le armi digitali utilizzate sono principalmente due:
I protocolli di segnalazione (SS7): sviluppati negli anni ’70 e ’80 sulla base di una fiducia incondizionata tra i pochissimi operatori dell’epoca, questi sistemi non verificano l’identità del mittente. Chiunque abbia accesso può inviare segnali di controllo camuffati, ottenendo la posizione e il ripetitore a cui l’utente è agganciato. I nuovi standard (LTE e 5G) prevedrebbero crittografia e autenticazione, ma i gestori globali hanno ampiamente omesso di attuarli.
Gli “SMS silenti”: messaggi di testo invisibili che non appaiono sul display e configurano i chip delle SIM all’insaputa dell’utente, ordinando al telefono di geolocalizzarsi e rispedire i dati al mittente.

Manca una regolamentazione
Nonostante i rischi legati alle falle del protocollo SS7 siano noti da oltre un decennio – già nel 2014 il Chaos Computer Club ipotizzò il loro utilizzo per intercettare l’allora cancelliera tedesca Angela Merkel – manca ancora una regolamentazione stringente.
Molti operatori non attivano nemmeno i firewall protettivi poiché, come conclude Lange, una maggiore sicurezza non genera profitti aggiuntivi. L’unica vera difesa? Evitare del tutto l’uso della rete mobile, poiché nessun dispositivo, dallo smartphone all’SMS di vecchia generazione, è al sicuro.
