(New York Times) Nella città di Karur, nel Tamil Nadu, migliaia di giovani laureati trascorrono le giornate a insegnare ai sistemi di IA a riconoscere oggetti, gesti e abitudini quotidiane. Un settore in rapida crescita che promette di ridisegnare il mercato del lavoro indiano. Mentre l’automazione minaccia gli impieghi tradizionali negli uffici, l’annotazione dei dati diventa una nuova, sorprendente fonte di occupazione per la classe media emergente del subcontinente.
A Karur, città dell’India meridionale, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale ha oggi un volto molto umano. Centinaia di giovani lavoratori, uomini e donne poco più che ventenni, si affollano nei bar per una pausa caffè durante il fine settimana, con i badge aziendali ancora al collo. Altri, da casa, indossano smartphone fissati alla testa con fasce elastiche, registrando le proprie attività quotidiane per addestrare robot a svolgere mansioni domestiche.
Il fenomeno rientra nel campo dell’annotazione dei dati, un lavoro che richiede ancora, almeno per ora, un tocco umano: correggere errori, individuare punti ciechi nei modelli di IA e perfezionare i programmi che orientano le auto a guida autonoma o tracciano l’inventario nei negozi.
Se un tempo queste mansioni erano riservate a laureati destinati a carriere più tecniche, oggi l’annotazione dei dati sta assorbendo una parte crescente della forza lavoro giovanile indiana, in un paese che fatica a creare abbastanza posti per i milioni di giovani che ogni anno entrano nel mercato del lavoro.

I robot devono saper compiere gesti quotidiani
Aziende come Objectways, con sede proprio a Karur, sono emblematiche di questa trasformazione. L’azienda, specializzata in annotazione dati e servizi di IA, impiega oggi 2.600 persone, 300 delle quali assunte solo nell’ultimo mese. Nei suoi laboratori, i tecnici insegnano ai robot domestici a compiere gesti quotidiani — sollevare piatti, versare acqua, apparecchiare la tavola — ripetendo le stesse azioni davanti a telecamere per permettere alle macchine di “imparare dall’esempio”. Il fondatore Ravi Rajalingam ha definito l’India il nuovo “back office del mondo”, capace di offrire competenze tecniche a basso costo su scala globale.

Stipendi però modesti
Gli stipendi restano modesti secondo gli standard occidentali — attorno ai 210-260 dollari mensili per i ruoli più qualificati, molto meno per il lavoro da casa — ma rappresentano un’opportunità concreta in un contesto di stagnazione occupazionale. Il governo indiano, secondo funzionari citati nell’articolo, guarda con favore allo sviluppo di applicazioni locali dell’IA, anche per gestire la straordinaria diversità linguistica del paese.
Non mancano le voci critiche: alcuni analisti temono che l’espansione dell’automazione finisca per eliminare più posti di quanti ne crei, specialmente tra i lavori d’ufficio a più alto valore aggiunto. Le stime sul contributo dell’annotazione dati all’economia indiana parlano comunque di cifre significative entro la fine del decennio, anche se l’India resta indietro rispetto ad altre economie asiatiche negli investimenti complessivi sull’intelligenza artificiale.
