(Financial Times) Big Tech scommette sui wearable come futura porta d’accesso all’intelligenza artificiale, ma le funzioni di riconoscimento facciale e registrazione continua sollevano crescenti timori sulla privacy. Meta ed EssilorLuxottica dominano un mercato in forte espansione.
Le grandi aziende tecnologiche guardano agli occhiali smart come al possibile prossimo grande gateway verso l’intelligenza artificiale, capace un giorno di sostituire lo smartphone come principale interfaccia digitale. È questa la scommessa dietro l’espansione del mercato dei dispositivi indossabili che documenta anche un crescente malcontento verso questi prodotti, accusati da alcuni critici di trasformarsi in strumenti di sorveglianza travestiti da accessori di moda.
Il caso che ha acceso il dibattito riguarda un episodio riportato sui social: una donna avrebbe scoperto, tramite l’app Target, di essere stata filmata di nascosto da un uomo che indossava un paio di Ray-Ban Meta con fotocamera integrata, mentre le scattava foto e le rivolgeva commenti non richiesti per strada.
Il video, diventato virale su Instagram e successivamente ripreso su X, ha alimentato una ondata di segnalazioni simili, con più donne che raccontano di essere state filmate a loro insaputa in luoghi pubblici e sui mezzi di trasporto.

Molte polemiche
Le vendite del settore continuano a crescere nonostante le polemiche. Secondo stime di Counterpoint Research, il mercato degli occhiali smart dovrebbe superare gli 84 milioni di unità vendute tra il 2026 e il 2032, spaziando da occhiali e auricolari a fotocamere indossabili e microfoni. Meta domina attualmente il segmento con una quota di mercato attorno all’85%, grazie soprattutto al successo dei Ray-Ban Meta realizzati in collaborazione con EssilorLuxottica, mentre Google, Snapchat e Apple lavorano a prodotti concorrenti.
Le nuove generazioni di dispositivi punteranno su funzioni sempre più avanzate: riconoscimento vocale e facciale, assistenti AI “agentici” capaci di anticipare i bisogni dell’utente e persino di ascoltare le conversazioni per suggerire risposte in tempo reale. Meta starebbe già lavorando a occhiali dotati di sensori biometrici in grado di raccogliere dati su audio e comportamento durante tutta la giornata.

Un futuro pericoloso?
Proprio queste ambizioni preoccupano organizzazioni come l’American Civil Liberties Union e l’Electronic Frontier Foundation, che parlano di un futuro “distopico” in cui la sorveglianza diffusa diventerebbe la norma, resa possibile da dispositivi che appaiono come normali occhiali da sole. Le due organizzazioni chiedono l’introduzione di indicatori luminosi più visibili e limiti più severi sull’uso dei dati raccolti.
Per il settore tecnologico, la posta in gioco resta comunque enorme: chi riuscirà a rendere gli occhiali smart un’alternativa credibile allo smartphone si assicurerà un vantaggio decisivo nella corsa all’intelligenza artificiale integrata nella vita quotidiana, in un equilibrio ancora tutto da trovare tra innovazione e tutela della privacy.
