Data center e recupero energetico

(Financial Times) I Paesi del Nord Europa stanno sperimentando la nuova frontiera per ridurre l’impatto ambientale dei server che trattano i data digitali.

I data center, enormi impianti che ospitano server per il trattamento di dati digitali fondamentali per la nostra vita quotidiana, sono al centro di una sfida cruciale: il loro elevato consumo energetico e l’impatto ambientale. Secondo le stime recenti, l’energia elettrica consumata da questi centri dati potrebbe addirittura raddoppiare entro il 2030, a causa della crescita esponenziale dei servizi digitali e dell’intelligenza artificiale.

In risposta, alcuni Paesi del Nord Europa, come la Finlandia e la Svezia, stanno sviluppando progetti innovativi di recupero della calore residua generata dai server per alimentare reti di riscaldamento urbano.

Un esempio pionieristico è il centro dati di Mantsala, in Finlandia, che da oltre un decennio raccoglie il calore prodotto dai suoi server da 75 megawatt e lo distribuisce tramite un sistema di tubazioni alle abitazioni della città, coprendo fino a due terzi del fabbisogno termico e contribuendo a ridurre significativamente le bollette energetiche dei cittadini.

Microsoft, impegnata in un grande progetto presso Espoo, vicino a Helsinki, punta a utilizzare la sua struttura di data center per fornire il 40% del fabbisogno di riscaldamento della città, contribuendo così a chiudere una centrale a carbone e a ridurre le emissioni di carbonio. Questi sistemi utilizzano pompe di calore per estrarre energia termica dall’acqua riscaldata dai server, innalzandone la temperatura per la distribuzione nelle case, rappresentando un modello di economia circolare a basso impatto.

Molte le sfide difficili

Nonostante queste iniziative promettenti, il settore deve confrontarsi con diverse sfide. L’enorme consumo energetico dei data center, spesso alimentati da fonti fossili, suscita critiche ambientaliste. In Irlanda, ad esempio, questi impianti rappresentano il 20% del consumo elettrico nazionale, entrando in competizione con industrie più sostenibili e a maggiore capacità occupazionale. Inoltre, la localizzazione di alcuni impianti in aree remote rende difficile la valorizzazione della loro energia termica.

Per mitigare gli effetti negativi, l’Unione Europea sta implementando normative stringenti che obbligano i data center di una certa dimensione a recuperare una quota crescente di energia termica e a migliorare la trasparenza sui consumi energetici e idrici. La nuova legge tedesca sull’efficienza energetica, con requisiti più severi, impone dal 2026 una valorizzazione minima del 10% del calore recuperato, destinata a salire al 20% dal 2028.

Il consumo è sempre troppo

In Norvegia, però, alcuni politici sollevano dubbi sui benefici reali, sottolineando che il consumo elettrico complessivo rimane problematico, e che i data center creano pochi posti di lavoro rispetto ad altri settori industriali.

La Finlandia resta un caso esemplare per clima favorevole, abbondanza di energia rinnovabile e infrastrutture di riscaldamento urbano consolidate, che rendono la valorizzazione del calore residuo più efficiente e praticabile. Questo modello è destinato a diffondersi, ma occorre fissare regole già in fase di progettazione per massimizzare l’eco-sostenibilità dei nuovi data center.