Tornano gli squali “cattivi”?

By Paolo Bonanni 15 Febbraio 2026 #squali

(Le Temps) L’Egitto è alle prese con una inaspettata presenza vorace degli squali che hanno fatto sette vittime in 15 anni. Colpa? La presenza umana.

Hurghada, Egitto – Un video choc girato nel giugno 2023 su una spiaggia di Hurghada ha riacceso l’allarme: un giovane russo di 23 anni viene sbranato da un requin-tigre nelle acque basse del Mar Rosso, sotto gli occhi impotenti di padre e compagna. La scena, durata pochi secondi, ha fatto il giro del mondo, segnando la settima fatalità in Egitto negli ultimi quindici anni, un aumento anomalo per un mare un tempo tranquillo.​

Le autorità egiziane, alle prese con una crisi economica devastante e dipendenti dal turismo “blu” vitale per l’economia, hanno reagito con urgenza. Hanno ingaggiato Eric Clua, ex veterinario francese diventato esperto di comportamento degli squali e attacchi all’uomo.

Quest’estate, una squadra franco-egiziana ha catturato 14 squali, prelevandone il DNA e applicando balise GPS su dieci di essi per tracciare spostamenti in tempo reale. Le balise, che si staccheranno tra un anno, riveleranno dati preziosi una volta recuperate.​

Riconoscimento dei singoli squali

Ma il veterinario è andato oltre il tracciamento classico: ha introdotto innovazioni uniche. Ogni squalo riceve un chip identificativo sottocutaneo, uno “spaghetto” colorato per il riconoscimento da lontano tramite foto dei sub (già un avvistamento alle Brothers Islands), e soprattutto un’incisione personalizzata sulla pinna dorsale, come un QR code naturale. In caso di attacco.

il muco lasciato sulla ferita permette di identificare il colpevole via DNA, abbinandolo al profilo dorsale tramite un software IA che modella l’evoluzione della cicatrice. “È come un Wanted da Far West”, spiega Clua, con possibili ricompense per chi individua i recidivi.​

Questa “gestione individualizzata” si ispira alla teoria dei “predatori problematici” di John Linnell, applicata prima ai lupi e orsi: non tutti gli squali sono uguali, solo l’1% sviluppa comportamenti audaci verso l’uomo, rinforzati da successi pregressi.

Perché l’impennata?

La pesca incontrollata colpisce e depaupera le prede naturali (tonni, cernie) in un Mar Rosso oligotrofico, povero di biomassa e concentrato sui reef (solo l’1% della superficie). Divieti su reti e l’abolizione di esche come i polli (ex pratica turistica) aiutano, ma i veterinari puntano il dito sull’esplosione del turismo subacqueo: più incontri umani significano più attacchi, amplificati dai media.