Coca-Cola e la plastica del post Trump

(Washington Post) Mentre il governo di Donald Trump reintroduce dazi del 25% sull’alluminio importato, Coca-Cola valuta di aumentare l’uso della plastica per i propri imballaggi.

La mossa di Coca-Cola ha scatenato un acceso dibattito tra ambientalisti e investitori. Il CEO James Quincey, durante una conferenza sugli utili, ha dichiarato che la società potrebbe privilegiare le bottiglie in PET (polietilene tereftalato) per compensare i costi derivanti dalle nuove tariffe, garantendo così l’accessibilità dei prodotti per i consumatori.

Tuttavia, questa strategia rischia di aggravare un problema già critico: l’inquinamento da plastica. Coca-Cola, già identificata come responsabile dell’11% dell’inquinamento globale da plastica di marca, aveva precedentemente abbandonato i suoi obiettivi di riduzione e riutilizzo della plastica, optando invece per un maggiore impiego di materiali riciclati.

La minaccia ha nome PET

Un maggiore utilizzo di bottiglie in PET rappresenta una minaccia diretta per l’ecosistema e per i consumatori. Studi recenti hanno collegato le microplastiche a gravi patologie, tra cui cancro al colon, problemi riproduttivi e rischi cardiovascolari. Queste particelle sono state trovate in organi vitali come fegato, placenta, sangue e persino nel cervello, sollevando interrogativi sulla sicurezza a lungo termine dei materiali plastici.

Intanto, le nuove tariffe di Trump sull’alluminio e l’acciaio mirano a rafforzare la produzione nazionale, ma rischiano di avere ripercussioni significative sui consumatori e sulle aziende statunitensi.

Consumatori e ambiente

La scelta di puntare sulla plastica rischia di alienare una fetta crescente di consumatori sempre più sensibili ai temi ambientali. Mentre Coca-Cola cerca di bilanciare costi e profitti, la pressione delle organizzazioni ambientaliste e l’evidenza scientifica sui danni della plastica potrebbero costringere l’azienda a rivedere le proprie strategie, optando per soluzioni più sostenibili.

In un momento in cui la crisi climatica e l’inquinamento da plastica dominano il dibattito pubblico, la mossa di Coca-Cola potrebbe rivelarsi un boomerang, danneggiando non solo l’ambiente ma anche la reputazione di uno dei brand più iconici al mondo.