(El Pais) Da un laboratorio al Cold Spring Harbor di New York, Corina Amor, scienziata madrilena, spiega perché crede possibile superare il secolo di vita mantenendo qualità, e perché la vera sfida non è la biologia ma i costi delle terapie sperimentali. A soli 29 anni, l’immunologa spagnola ha già rivoluzionato la ricerca sull’invecchiamento: eliminare le cellule senescenti con linfociti T modificati potrebbe allungare la vita in salute, non solo la vita.
Corina Amor ha ventinove anni e dirige già un proprio gruppo di ricerca nel prestigioso Cold Spring Harbor Laboratory di New York, dove è approdata grazie a un programma dedicato ai giovani scienziati più promettenti. La sua tesi di dottorato ha proposto una strategia sperimentale per eliminare le cellule senescenti, quelle responsabili dell’invecchiamento e di alcune forme di cancro, che con l’età il sistema immunitario perde la capacità di smaltire.
L’idea del team è stata quella di prelevare i linfociti T di un paziente e riprogrammarli in laboratorio come cellule CAR-T, già impiegate contro linfomi e leucemie, per trasformarli in strumenti capaci di distruggere selettivamente le cellule senescenti. La prova di concetto, condotta su topi e pubblicata due anni fa sulla rivista Nature, ha suscitato grande interesse internazionale.

Traguardo i 120 anni
Gli animali trattati hanno mostrato un aumento significativo della durata di vita in salute, oltre che una migliore tolleranza al glucosio e una minore incidenza di fibrosi tipiche dell’invecchiamento. Alla domanda se sia possibile raddoppiare l’attuale aspettativa di vita umana, portandola dagli 80 ai 160 anni, risponde che sarebbe un’esagerazione: una cifra compresa tra 120 e 130 anni le sembra invece un traguardo ragionevole, ottenibile non eliminando la morte ma rallentandone drasticamente il decorso.
La ricercatrice ha sottolineato che l’obiettivo prioritario non è tanto l’estensione della longevità massima, quanto il miglioramento della qualità della vita nelle fasi finali dell’esistenza. Si sarebbe già soddisfatti se si riuscisse a garantire una vita fino ai cent’anni vissuta in buone condizioni di salute.

Trattamenti costosi
C’è poi il nodo economico che frena l’applicazione clinica di queste terapie: i trattamenti CAR-T restano estremamente costosi, poiché richiedono di isolare le cellule del paziente e reinfonderle individualmente dopo la modifica genetica. Il vero traguardo, spiega, sarebbe sviluppare una terapia standardizzata e universale, iniettabile a qualsiasi paziente senza personalizzazione, riducendo così drasticamente i costi attuali, che nel caso del mieloma multiplo arrivano a superare i 90.000 euro anche nei centri più economici.
