(Abc) Il supplemento più diffuso tra sportivi e non solo finisce sotto osservazione: possibili benefici cognitivi, ma anche analisi renali che destano preoccupazione altererebbe gli esami del sangue. Non c’è un vero danno al rene, ma serve prudenza e consulto medico prima dell’uso.
La creatina, il supplemento alimentare più noto e utilizzato da chi frequenta le palestre, sta vivendo una fase di crescente attenzione mediatica e scientifica. Nata come alleata della massa muscolare, negli ultimi tempi si sta diffondendo ben oltre l’ambiente sportivo, complice un boom di popolarità che ne ha ampliato il pubblico a fasce d’età e categorie di consumatori sempre più ampie.
Gli studi in corso indagano possibili effetti della sostanza anche a livello cerebrale: c’è chi ipotizza un ruolo nel miglioramento della memoria a breve termine e dell’attenzione, chi ne esplora l’utilità contro il declino cognitivo legato all’invecchiamento e chi si spinge a valutarne il potenziale in patologie come il Parkinson.
Alcune ricerche su modelli animali hanno perfino suggerito un legame, ancora tutto da verificare, con la progressione di alcuni tumori. Il quadro, però, resta provvisorio: mancano ancora conferme solide e trial clinici rigorosi.

Qualche preoccupazione
Diversi nefrologi segnalano un aumento di pazienti giunti in pronto soccorso, apparentemente sani e in forma, ma con valori renali alterati dopo l’assunzione del supplemento. L’aumento delle richieste di consulto è legato tanto alla diffusione del prodotto quanto al passaparola che lo circonda. C’è però un punto centrale: l’alterazione osservata nelle analisi non equivale necessariamente a un danno funzionale al rene.
Il meccanismo è chimico: la creatina si trasforma spontaneamente in creatinina, il marcatore che i medici utilizzano per valutare la funzionalità renale, facendone quindi salire i valori senza che vi sia un reale deterioramento dell’organo. Un fenomeno che, secondo gli specialisti, tende a rientrare nella norma pochi giorni dopo la sospensione del supplemento.

Serve sempre attenzione
Resta comunque alta la soglia di attenzione, soprattutto per chi ha già una funzionalità renale ridotta o soffre di patologie come ipertensione o diabete, categorie per cui i valori di creatinina possono risultare elevati indipendentemente dal supplemento.
I nefrologi raccomandano quindi di sottoporsi a un’analisi prima di iniziare l’assunzione, specie in presenza di fattori di rischio, e mettono in guardia anche dall’abuso del prodotto, spesso alimentato da aspettative di risultati miracolosi e da diete iperproteiche che affaticano ulteriormente i reni.
La creatina non è una panacea né una soluzione magica, ma può avere senso se accompagnata da un adeguato allenamento e da una corretta alimentazione, sempre sotto la guida di un professionista. La raccomandazione resta quella di sempre: una dieta equilibrata e un’attività fisica regolare, senza scorciatoie.
