(Le Figaro) “Cape Fear” ridisegna i confini del thriller psicologico su Apple TV: Martin Scorsese e Steven Spielberg producono una serie in dieci episodi che modernizza il mito cinematografico.
Il grande cinema d’autore si fa seriale e si aggiorna per specchiare le fobie del ventunesimo secolo. Nel 1991, Martin Scorsese aveva firmato un memorabile remake di “Cape Fear – Il promontorio della paura” con Robert De Niro, rileggendo il classico del 1962 di Jack Lee Thompson che fu interpretato da Gregory Peck e Robert Mitchum. Oggi, quel thriller mitico torna a vivere in una serie televisiva in dieci episodi sino al 31 luglio ogni venerdì targata Apple+, firmata da Nick Antosca e prodotta dagli stessi Scorsese e Steven Spielberg. Una rilettura potente e convincente che non si limita a replicare il passato, ma ne amplifica l’oscurità.
Al centro della trama troviamo i coniugi Anna e Tom Bowden (interpretati da Amy Adams e Patrick Wilson), stimati avvocati che esercitano nel foro della Georgia. La loro stabilità domestica e professionale va in frantumi quando Max Cady (uno spettacolare e cattivissimo Javier Bardem), un pericoloso assassino che loro stessi avevano contribuito a far condannare vent’anni prima, esce dal carcere.

Vendetta tremenda vendetta
L’ossessione del colosso psicopatico è una spietata vendetta, mirata a colpire Anna – all’epoca sua legale inesperta – e Tom, il procuratore del caso. Cady si insinua metodicamente nella vita dei Bowden, minandone la reputazione e infiltrandosi nel loro cerchio familiare. Da quel momento, una catena di inquietanti incidenti sconvolge la routine.
Il motore della narrazione è lo scontro magnetico e tossico tra Amy Adams e un magistrale Javier Bardem, che presta il volto a un Max Cady manipolatore, tatuato e feroce. Il loro faccia a faccia flirta costantemente tra la dimostrazione di forza e una seduzione velenosa, lasciando emergere segreti esplosivi che risalgono al processo di vent’anni prima.

Il duello tra Bardem e Adams in un Sud torbido e voyeuristico
La vera novità di questo adattamento risiede proprio nell’ambiguità etica: i Bowden non sono al di sopra di ogni sospetto. Il dubbio sulla reale colpevolezza originaria di Cady e su un possibile errore giudiziario legato alle confidenze intime dei due coniugi rimane un nervo scoperto.
L’atmosfera della serie, che strizza l’occhio alle suggestioni torbide di “True Detective”, è dominata dalla nebbia, dalla penombra del Sud paludoso e da una tavolozza di colori rossastri e giallognoli, esplicito omaggio a Scorsese.
