(New York Times) Mostre, eventi e restauri celebrano i cento anni dell’arteria che ha plasmato l’immaginario del viaggio americano, senza dimenticarne le ombre.
Nel 1926, un telegramma inviato da Springfield, Missouri, metteva fine a una disputa burocratica assegnando ufficialmente il numero “66” a una serie di sentieri e strade connesse che avrebbero unito Chicago a Los Angeles.
Oggi, a un secolo di distanza, quella che John Steinbeck definì la “Strada Madre” si prepara a festeggiare il suo centenario non solo come icona della cultura pop, ma come un complesso mosaico della storia statunitense.
Sebbene non sia più un’autostrada ufficiale, essendo stata declassata dal sistema delle interstatali, la Route 66 vive oggi una seconda giovinezza grazie al turismo nazionale e internazionale.
Le celebrazioni per il 2026 prevedono un “kickoff” nazionale a Springfield tra il 29 aprile e il 3 maggio, con parate di auto d’epoca e concerti. Lungo tutto il percorso, dal Navy Pier di Chicago (nuovo punto di partenza ufficiale) fino alla California, comunità grandi e piccole hanno attivato progetti di recupero e memoria.

Albuquerque: Il riflesso di una città
Ad Albuquerque, nel Nuovo Messico, la Route 66 coincide con Central Avenue, un tratto di 18 miglia che attraversa l’intera area metropolitana. La città ha finanziato il restauro di oltre una dozzina di insegne al neon storiche, inclusa quella del celebre Dog House Drive In, un’icona resa famosa anche dalla serie Breaking Bad.
La strada appartiene tanto ai turisti quanto ai cittadini che la percorrono ogni giorno per andare al lavoro o per manifestare. La mostra “The Other Route 66”, in apertura a giugno, esplorerà proprio questo legame tra identità locale e storia globale.

Luci al neon e ombre della segregazione
Se da un lato si celebrano le stravaganti attrazioni stradali — dai dinosauri in vetroresina ai rettiliari — dall’altro i curatori non ignorano le “grimmer realities”. Per chi non era bianco, il viaggio era spesso una sfida: era necessario affidarsi al Green Book per trovare luoghi sicuri dove mangiare o dormire, evitando le “sundown towns” dove la presenza di persone di colore dopo il tramonto era vietata.
L’archeologia moderna contribuisce a smitizzare la nostalgia. A Flagstaff, la mostra “Wagon Road to Mother Road” espone i reperti rinvenuti lungo i bordi della strada: migliaia di lattine di alcolici, bottiglie e rottami di incidenti stradali. David E. Purcell ricorda che, prima di diventare un oggetto di culto, la vecchia Route 66 era percepita come una strada stretta, snervante e pericolosa.

Nonostante ciò, il fascino resta immutato. Che si tratti del Devil’s Rope Museum in Texas, dedicato al filo spinato, o del National Cowboy & Western Heritage Museum in Oklahoma, la Route 66 continua a essere considerata un generatore di ricordi che nessuna autostrada moderna potrà mai eguagliare.
