(El Mundo) Una nuova applicazione permette agli utenti di conversare con un chatbot che simula di essere il Figlio di Dio, ma a un costo…

L’IA e la fede: tra pagamento e polemiche. L’app “Chatta con Gesù” divide i credenti sta sollevando aspre critiche tra i leader religiosi, mentre cerca di rivoluzionare il modo in cui i fedeli interagiscono con le figure sacre. “Chatta con Gesù”, sviluppata dall’azienda americana Catloaf Software, permette agli utenti di conversare con un chatbot che simula di essere il Figlio di Dio, ma a un costo: dopo i primi cinque messaggi gratuiti, è necessario un abbonamento da 5,99 euro al mese.

Una monetizzazione che, unita alla creazione di immagini “blasfeme” generate dall’IA, ha scatenato un dibattito tra innovazione e sacrilegio.

Un Gesù virtuale a pagamento

L’app offre risposte immediate ispirate ai testi biblici, presentandosi come uno strumento educativo e di conforto spirituale. “Sono qui per ascoltare quello che hai nel cuore”, afferma il chatbot, sebbene la sua natura algoritmica sia lontana dalla trascendenza divina. Tuttavia, l’accesso illimitato richiede un abbonamento premium (fino a 69,99 euro per un accesso “a vita”), una scelta che ha suscitato perplessità. “Non si tratta di pagare per il supporto spirituale”, risponde il chatbot quando interrogato sulla contraddizione di un Gesù a pagamento.

Immagini “irrispettose” e denunce

Oltre alle chat, l’uso dell’IA per generare icone religiose alternative ha alimentato proteste. A febbraio, la confraternita Cauto Málaga ha condannato video e immagini che ritraggono un “Gesù muscoloso e seducente”, avviando azioni legali per “crimini contro i sentimenti religiosi”. Se alcuni difendono queste rappresentazioni come un modo per avvicinare i giovani alla fede altri le considerano una banalizzazione del sacro.

L’app include 46 personaggi biblici, dagli apostoli agli arcangeli, ma anche una sconcertante opzione: chattare con “Satana”, giustificata dagli sviluppatori come strumento didattico per “comprendere le narrazioni bibliche”. Una scelta che ha attirato accuse di blasfemia.