Il sesso non va in pensione

(Die Welt) Anche dopo i settant’anni il desiderio non scompare, ma cambia forma: meno performance, più tenerezza. Le coppie mature possano ritrovare intimità e complicità. Uno studio britannico su oltre seimila persone conferma che la sessualità resta viva ben oltre la mezza età. La chiave, secondo gli esperti, è comunicare desideri e limiti senza vergogna.

Parlare di sesso tra anziani mette ancora a disagio, come se il desiderio dovesse spegnersi insieme alla carriera lavorativa. Eppure la tenerezza non ha una data di scadenza, e la fame di contatto fisico non va in pensione a sessant’anni.

Nelle critiche di aiuto a chi ha problemi di sesso spesso coppie hanno smesso di considerare “sesso” tutto ciò che non prevede la penetrazione, dimenticando che carezze, nudità condivisa, massaggi e baci fanno ugualmente parte dell’intimità. Un caso emblematico è quello di una coppia sessantenne in cui la donna, sentendosi sempre più trascurata dopo che il marito aveva smesso spontaneamente di cercarla fisicamente, ha scoperto insieme a lui, in terapia, che il problema non era la mancanza di desiderio reciproco, ma la paura di lui di non essere più performante. La soluzione è arrivata sostituendo l’ansia da prestazione con più contatto fisico quotidiano e meno pressione.

Un tabù statistico

I dati confermano che la sessualità in età avanzata è tutt’altro che un tabù statistico: nello studio britannico ELSA, condotto su oltre seimila persone tra i 50 e i 90 anni, oltre la metà degli uomini e circa un terzo delle donne over 70 si è dichiarato sessualmente attivo, e circa un terzo di questi ha rapporti almeno due volte al mese. Secondo la ricerca, non è solo l’età a determinare l’attività sessuale, ma soprattutto lo stato di salute e il clima emotivo della coppia.

Certo, il corpo cambia: le mucose si assottigliano, l’eccitazione richiede più tempo, l’erezione può farsi meno affidabile, la mobilità si riduce. Ma la sessualità non si esaurisce nei genitali: bocca, mani e pelle restano capaci di provare piacere per tutta la vita. La vera sfida è passare dall’ossessione per la prestazione all’accettazione di un corpo che cambia, abbandonando il confronto con la vitalità di decenni prima.

Ridefinire “fare sesso”

L’invito degli sessuologi è quindi ridefinire cosa significhi “fare sesso” in età matura, valorizzando lentezza, complicità e umorismo al posto della corsa al risultato. Un discorso che, sostiene, dovrebbe riguardare anche le case di riposo, spesso attente alla salute fisica dei pazienti ma cieche di fronte al loro bisogno di intimità e privacy.

Nessuno, conclude è obbligato ad avere una vita sessuale attiva in età avanzata: ciò che conta è che la scelta, in un senso o nell’altro, sia condivisa e liberamente scelta da entrambi i partner, non subita in silenzio.