I diamanti perdono brillantezza

By Paolo Bonanni 20 Agosto 2026 #diamanti

(El Pais) Il boom dei diamanti coltivati in laboratorio, fino a quaranta volte più economici di quelli naturali, sta erodendo il mercato delle pietre estratte dalla terra, dimezzandone il valore in appena un triennio. Colossi come Anglo American, proprietaria di De Beers, ammettono di aver sottovalutato la portata del fenomeno, mentre i prezzi delle gemme naturali più piccole crollano fino al 50%.

Il mercato dei diamanti sta attraversando una delle crisi più profonde della sua storia recente, spinto dall’ascesa dei diamanti sintetici, prodotti in laboratorio a una frazione del costo di quelli naturali. I gioielleri offrono ormai regolarmente ai clienti l’alternativa sintetica come soluzione più economica rispetto alla pietra estratta dalla terra. La differenza di prezzo è drastica: mentre una pietra naturale di un carato costa in media 4.000 euro, l’equivalente coltivato in laboratorio si aggira intorno ai 100 euro.

Questi diamanti vengono creati riproducendo artificialmente le condizioni di pressione e temperatura che in natura danno origine alle pietre preziose. La tecnica, sviluppata già negli anni Cinquanta, si è diffusa su larga scala solo negli ultimi dieci anni, complice anche il crescente interesse mediatico attorno al fenomeno.

Secondo i gemmologi sono soprattutto i diamanti naturali di piccole dimensioni e qualità inferiore a risentire della concorrenza, poiché risultano più semplici da replicare artificialmente; distinguerli a occhio nudo, del resto, è pressoché impossibile senza strumentazione specializzata.

L’impatto sui prezzi

Secondo i dati diffusi da Rapaport, principale società di consulenza del settore, dall’inizio del 2023 le pietre naturali da 0,5 e 1 carato hanno perso metà del proprio valore, quelle da 0,3 carati sono scese del 40%, mentre quelle da 3 carati hanno registrato un calo di circa il 30%.

Anche i grandi gruppi minerari ne hanno risentito pesantemente: Anglo American, che dal 2011 controlla la storica De Beers, un tempo dominatrice con oltre l’80% del mercato mondiale (oggi ridotta al 30%), ha visto le proprie azioni perdere metà del valore tra il 2023 e il 2025.

La società ha già annunciato l’intenzione di cedere De Beers, con una trattativa in corso, secondo fonti finanziarie, con un consorzio legato a un ente statale angolano.

Segnali di parziale stabilizzazione

Da Rapaport si sottolinea come il mercato stia trovando un nuovo equilibrio tra domanda e offerta, grazie anche alla scelta dei produttori di contenere i livelli di estrazione per sostenere i prezzi delle pietre più piccole.

Resta il fatto che l’immagine stessa del diamante come simbolo di rarità ed esclusività appare oggi profondamente ridimensionata, in un mercato dove sempre meno consumatori sono disposti a pagare un premio così elevato per l’origine naturale della pietra.