(Die Presse) Pesce e mele bollati come dannosi, zucchero considerato benefico: il nuovo libro “The Medieval Guide to Healthy Living” rivela sorprendenti parallelismi tra le abitudini alimentari medievali e quelle di oggi. La dietetica medievale era fondata sulla teoria degli umori di Galeno e svela quanto quell’epoca fosse più attenta alla salute di quanto si pensi.
Fu durante il primo anno della pandemia che il “Washington Post” bollò come “medievali” le misure sanitarie dell’amministrazione Trump, rievocando il vecchio mito di un’epoca buia e ignorante. Eppure, secondo la storica britannica Katherine Harvey, autrice del libro “The Medieval Guide to Healthy Living”, quel giudizio è ingiusto: nel Medioevo si rifletteva sulla salute e sull’alimentazione molto più di quanto si creda oggi.
Certo, le possibilità mediche dell’epoca erano limitate e malattie curabili oggi restavano spesso fatali. Ma questo non impediva una riflessione intensa su uno stile di vita sano, con parallelismi sorprendenti rispetto alle nostre abitudini contemporanee.
L’alimentazione occupava un ruolo centrale: le fonti mediche medievali sono ricche di lunghi elenchi di cibi, con relative proprietà ed effetti sul corpo umano. Mancava naturalmente la conoscenza chimica di vitamine e nutrienti, ma non l’attenzione sistematica al tema.

L’importanza di Galeno
Alla base di queste teorie c’era soprattutto Galeno, il medico dell’antichità la cui influenza sul Medioevo fu enorme. Secondo la sua dietetica, gli alimenti venivano classificati in base a due coppie di qualità: caldo o freddo, umido o secco. Da qui derivava anche il giudizio sulla loro capacità di essere digeriti, cotti, distillati o fermentati.
Il pesce, ad esempio, era considerato dannoso perché produceva “cattivi umori corporei”: freddo e umido per natura, si riteneva potesse indebolire l’organismo. Al contrario, il pollame era ritenuto la carne più equilibrata, “calda” in modo moderato, facilmente digeribile e adatta anche agli stomaci più delicati. Il manzo, invece, oggi apprezzato come carne pregiata, nel Medioevo era guardato con sospetto, mentre il maiale godeva di una reputazione migliore.
Anche la frutta non sfuggiva a questa logica: le mele, come l’insalata, erano considerate “fredde e umide” e quindi potenzialmente pericolose al punto che il poeta Petrarca, secondo quanto racconta di sé, evitava ogni tipo di frutto per timore che gli facesse male.

Quanto faceva bene lo zucchero
Sorprendente, secondo gli standard moderni, è invece il giudizio sullo zucchero: ritenuto “caldo e secco”, era considerato benefico per polmoni, reni e vescica, e dunque assunto con relativa tranquillità, purché con moderazione, poiché un consumo eccessivo veniva comunque associato a danni per il sangue, gli occhi e i denti.
I consigli medici medievali non si limitavano al cibo: raccomandavano anche movimento fisico, sonno sufficiente e moderazione nel consumo di alcol, spesso diluito con acqua. Harvey sottolinea come molti di questi suggerimenti risultino oggi sorprendentemente familiari, pur partendo da presupposti scientifici del tutto diversi.
