(Frankfurter Allgemeine) Tra siccità e instabilità meteorologiche, la plurisecolare tradizione risicola del Vercellese sfida i cambiamenti climatici. Mentre i produttori cercano di innovare le varietà e le tecniche di coltivazione, il comparto resiste puntando sulla qualità e sul valore culturale di un pilastro della gastronomia nazionale.
Il riso non è soltanto un alimento; è un paesaggio, una storia e una scommessa costante. Nella pianura tra Torino e Milano, culla della produzione risicola europea dal tardo Medioevo, il ciclo dell’acqua scandisce ancora il ritmo delle stagioni: dal blu terso delle risaie allagate in primavera, al verde vibrante della crescita, fino al giallo dorato del raccolto.
Tuttavia, l’agricoltura è una sfida che si fa sempre più estrema. Il cambiamento climatico ha trasformato il meteo in un’incognita inquietante. La siccità del 2022, la più grave dal 1961, ha rappresentato un tragico banco di prova, riducendo il Po a un rigagnolo e falciando i raccolti.

Il problema è strutturale: le varietà più pregiate, come il Carnaroli o l’Arborio — icone del risotto cremoso ma con il chicco tenace — sono le più sensibili agli stress termici e alla scarsità d’acqua. Il Carnaroli è come una “diva”: esigente, delicato e vulnerabile al peso delle spighe e al vento, sempre più ostaggio di condizioni atmosferiche imprevedibili.
La posta in gioco è alta
La “Ente Nazionale Risi”, istituzione unica in Europa fondata nel 1931 per tutelare il settore, avverte che, nonostante la ripresa, mancano ancora infrastrutture moderne, come bacini di accumulo, per prevenire le crisi future. Mentre la concorrenza estera e l’instabilità dei prezzi mettono a dura prova i bilanci, emerge un segnale positivo: il ritorno del riso sulla tavola degli italiani, spinto dal costo contenuto e dal cambio di abitudini alimentari.

Arriva Prometeo
La ricerca corre ai ripari con varianti come il “Nuovo Prometeo”, capace di radicare più in profondità per attingere all’acqua residua. Anche i metodi cambiano: la semina a secco sta sostituendo in parte il tradizionale allagamento, rendendo le piante più robuste. Così, sebbene le leggendarie mondine siano diventate un ricordo cinematografico e tecnologico, la tradizione evolve.
Vercelli resta il fulcro di un mondo che, tra i marmi della sua antica Borsa, continua a definire il prezzo del riso per l’Europa, difendendo con caparbietà un’identità agricola che non vuole arrendersi al mutare dei cieli.
