Il sonno e le “canne”

(Washington Post) La cannabis altererebbe il sonno REM, la fase dei sogni più vividi, sollevando interrogativi sulla memoria e sulla salute del cervello. Milioni di americani la usano ogni notte, ma la scienza fatica ancora a valutarne i reali effetti.

Larry Mitchell, 51 anni, operaio a Kokomo, in Indiana, per anni non si è accorto di una cosa: da quando fumava cannabis regolarmente, i suoi sogni erano semplicemente scomparsi. Quando l’estate scorsa ha smesso, le notti si sono riempite di immagini vivide e cariche di emozione, la sua vecchia Lincoln verde, il cugino morto, conversazioni con amici davanti a un locale. È rimasto sorpreso al punto da dire di essere tornato a “essere felice di andare a dormire”.

La sua esperienza personale rispecchia un campo di ricerca che gli scienziati stanno solo ora iniziando a decifrare: come la cannabis modifichi l’architettura del sonno, il sogno e i processi di “pulizia” notturna del cervello.

Studiare la questione è complicato dalla natura stessa della sostanza: oltre 120 cannabinoidi diversi, metodi di consumo eterogenei, una potenza di THC in costante aumento e un uso spesso combinato con tabacco o altre droghe rendono difficile isolare le cause degli effetti osservati.

Negli Stati Uniti, circa il 9% degli adulti utilizza la cannabis come aiuto per dormire, secondo uno studio pubblicato a giugno sulla rivista “Sleep Health”. Le ricerche sul tema risalgono agli anni Settanta, quando si iniziò a distinguere gli effetti dei due principali composti della pianta, il THC e il CBD. Il primo, responsabile degli effetti psicoattivi, sembra favorire l’addormentamento; il secondo mostra invece benefici solo indiretti, legati alla riduzione dell’ansia.

Sogni e cannabis

Da diversi studi è emerso un paradosso: chi consuma cannabis riferisce soggettivamente di dormire meglio, ma le misurazioni oggettive del sonno indicano quasi sempre un peggioramento, con più risvegli notturni.

L’aspetto più sorprendente riguarda i sogni. Le ricerche di laboratorio suggeriscono che il THC sopprime la fase REM del sonno, quella associata ai sogni più intensi e legata a memoria, apprendimento e regolazione emotiva. Uno studio del 2015 su reduci militari con disturbo post-traumatico ha mostrato che un analogo sintetico del THC riduceva sia l’iperattivazione diurna sia gli incubi notturni.

Il sonno presenta il conto

Chi smette di usare cannabis va spesso incontro a un “rimbalzo REM”, con sogni insolitamente intensi o angoscianti, che può favorire le ricadute nelle persone in fase di recupero da un disturbo da uso di cannabis. Uno studio del 2025 pubblicato su “JAMA Neurology”, condotto su oltre sei milioni di adulti, ha inoltre collegato l’uso severo di cannabis, tale da richiedere ospedalizzazione, a un rischio di demenza superiore del 72% nei cinque anni successivi.