La riscossa degli ormoni

By Paolo Bonanni 31 Luglio 2026 #ormoni

(Le Parisien) Dopo decenni di timori ingiustificati e prescrizioni in calo, i trattamenti ormonali della menopausa (THM) vivono un significativo ritorno in auge. Benefici che per molte donne si traducono in una vera e propria restituzione alla vita quotidiana.

La menopausa non è più un tabù silenzioso, né una condanna da accettare rassegnate. Dopo essere stati l’opzione terapeutica privilegiata fino ai primi anni 2000, i trattamenti ormonali della menopausa (THM) hanno subito una battuta d’arresto prolungata a causa di un controverso studio americano che ne evidenziava rischi cardiaci e oncologici. Oggi, tuttavia, la tendenza si è invertita: nel 2025, la quota di donne tra i 45 e i 60 anni che ricorre a tali terapie ha raggiunto il 4,4%, con oltre 100.000 nuovi trattamenti avviati nell’ultimo anno.

Per le pazienti, spesso reduci da lunghi percorsi di “erranza medica”, il sollievo è tangibile. Molte riferiscono la scomparsa di sintomi invalidanti — dalle insonnie croniche alle sudorazioni profuse, fino ai dolori articolari — che minavano la qualità della vita, venendo talvolta erroneamente diagnosticate come depressione o burnout.

Da comfort a necessità clinica

Le testimonianze che corrono sui social network confermano questo cambio di paradigma: la cura ormonale è percepita sempre meno come un “comfort” e sempre più come una necessità clinica. Uno studio statunitense del 2002 era basato su farmaci differenti da quelli oggi utilizzati in Europa. Il THM, sebbene non universale, si conferma efficace nel trattare i sintomi da moderati a severi e nella prevenzione dell’osteoporosi, a patto che il percorso sia personalizzato, attentamente monitorato e rivalutato annualmente.

Il dibattito resta vivo

Se da un lato il sollievo fisico spinge molte donne a superare i pregiudizi, dall’altro permangono timori legittimi su possibili effetti collaterali. È proprio in questo bilanciamento tra rischio e beneficio, discusso in sede medica, che risiede la chiave del successo della terapia.

Come sottolineano le dirette interessate, tra la prospettiva di una futura complicazione e la certezza di vivere oggi una condizione di malessere intollerabile, la scelta diventa una questione di dignità e qualità dell’esistenza. L’obiettivo, in definitiva, è garantire alle donne una gestione informata e libera della propria salute.