La salute passa dalla luce rossa

(The Economist) Studi recenti mostrano che l’esposizione mirata a luce rossa e infrarossa (fotobiomodulazione) può accelerare la guarigione delle ferite, migliorare la vista legata all’età e contrastare alcune malattie neurodegenerative.

Le ulcere alla bocca, effetto collaterale frequente di radioterapia e chemioterapia, rendono difficile persino alimentarsi, tanto che alcuni pazienti devono ricorrere a sondini. Oggi, però, un trattamento a base di diodi luminosi rossi (LED) inseriti nella cavità orale sta mostrando risultati incoraggianti, alleviando i sintomi in oltre la metà dei casi trattati.

Questo approccio, noto come fotobiomodulazione (PBM), sfrutta le proprietà delle lunghezze d’onda rosse e infrarosse, capaci di penetrare in profondità nei tessuti. La tecnica non è nuova: oculisti e dermatologi la impiegano da tempo per contrastare il declino legato all’età di occhi e pelle.

Le applicazioni più recenti, però, si stanno estendendo a un ventaglio sorprendentemente ampio di condizioni, dalle lesioni cerebrali traumatiche a Parkinson e Alzheimer, fino a disturbi psichiatrici come ansia, depressione e stress post-traumatico.

Molecole attivate

Il meccanismo alla base coinvolge la citocromo c ossidasi, una proteina mitocondriale che converte il glucosio in ATP, la molecola che alimenta l’attività cellulare. La luce rossa riattiverebbe le molecole di questo enzima inibite dall’ossido nitrico, favorendo così la produzione di energia e, al contempo, un potenziamento delle difese antiossidanti della cellula. Con l’invecchiamento, l’usura dei mitocondri produce un eccesso di sostanze dannose che rallenta questo processo: la fotobiomodulazione potrebbe in qualche modo intervenire su questo meccanismo dell’invecchiamento.

Una sperimentazione pilota condotta dallo stesso ricercatore ha rilevato miglioramenti significativi nella percezione dei contrasti cromatici in soggetti over 40, mentre un’altra ricerca ha collegato l’esposizione alla luce rossa a una riduzione dei picchi glicemici dopo l’assunzione di zuccheri. Parallelamente, all’Università di Birmingham si lavora a dispositivi impiantabili per il trattamento di lesioni cerebrali e spinali, con sperimentazioni animali già in corso.

Nodi da sciogliere

L’entusiasmo commerciale ha talvolta compromesso il rigore scientifico di alcuni studi, condotti su campioni troppo ristretti o privi di adeguati gruppi di controllo. Inoltre, la relazione tra dosaggio e beneficio non è affatto lineare: un’esposizione eccessiva può generare un blocco nel metabolismo cellulare, con l’effetto paradossale di ridurre anziché aumentare la produzione di energia.

Di fronte a un mercato del benessere che propone maschere, coperte e saune a infrarossi come rimedi universali, il consiglio del ricercatore per chi è in buona salute resta disarmante nella sua semplicità: uscire regolarmente all’aperto, così da assorbire naturalmente la quantità di luce rossa necessaria.