Coca-Cola si beve il Messico

(Le Monde) Il colosso americano delle bevande domina l’economia messicana e vanta storici legami con la politica, mentre il Paese affronta una gravissima epidemia di obesità e diabete.

L’atterraggio a Città del Messico di un Airbus A320 nei colori di Coca-Cola, con a bordo il trofeo della Coppa del Mondo 2026, ha illustrato perfettamente lo statuto speciale di cui gode la multinazionale nel Paese. Accolto con grandi cerimonie dalle massime autorità governative, l’evento ha inaugurato una massiccia campagna pubblicitaria legata al torneo, di cui il marchio è sponsor principale.

In Messico, Coca-Cola gioca letteralmente in casa: il Paese registra il primato mondiale nel consumo di bevande zuccherate, con una media di 166 litri all’anno per adulto (contro i 51 litri della Francia). Nello Stato del Chiapas si tocca addirittura il record globale di 821 litri pro capite.

L’impatto economico del comparto è monumentale, arrivando a pesare da solo il 2% del PIL nazionale, con circa 110.000 posti di lavoro diretti e oltre 1,5 milioni indiretti. Attraverso alleanze con giganti locali dell’imbottigliamento come Femsa e Arca Continental, l’azienda controlla l’intera filiera produttiva, dalle piantagioni di canna da zucchero fino al riciclo della plastica, distribuendo i propri prodotti in una rete capillare di oltre 1,5 milioni di piccole drogherie di quartiere (tienditas).

Le radici del potere e le concessioni idriche

Questo legame viscerale affonda le radici nel 1926 e ha trovato un volano straordinario nell’accordo di libero scambio Alena del 1994, che ha spalancato le porte ai prodotti ultra-trasformati. Nel corso dei decenni, Coca-Cola ha saputo tessere influenze profonde nei circoli del potere.

L’esempio più emblematico resta quello di Vicente Fox, presidente del Messico dal 2000 al 2006 dopo essere stato per quindici anni alla guida della divisione locale del marchio. Durante il suo mandato, diversi quadri della multinazionale sono stati inseriti in posti chiave del governo, in particolare alla Conagua, l’agenzia nazionale dell’acqua.

Oggi le aziende legate a Coca-Cola beneficiano di concessioni per prelevare almeno 71 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, una dinamica che genera forti tensioni con le comunità locali in territori spesso aridi o privi di infrastrutture per l’acqua potabile, come a San Cristóbal de Las Casas.

L’emergenza sanitaria e la stretta del governo

A fronte di questa pervasività commerciale, il Messico paga un prezzo altissimo in termini di salute pubblica. Il tasso di obesità tra gli adulti è letteralmente esploso, passando dal 7% del 1980 al 37% del 2022. Solo nel 2024, le malattie cardiovascolari e il diabete — patologia che colpisce 14 milioni di messicani — hanno causato oltre 305.000 decessi, minacciando di far collassare il sistema sanitario nazionale.

Per contrastare la crisi, i governi di López Obrador e Claudia Sheinbaum hanno introdotto misure severe: aumento delle tasse speciali sulle soda, avvertenze sulle confezioni, restrizioni pubblicitarie e divieto di vendita nelle scuole.

Tali interventi hanno provocato un calo del 4,5% nei volumi di vendita di Coca-Cola tra il 2024 e il 2025. Ciononostante, le strategie di lobbying dell’industria rimangono aggressive.