Orche e turismo

By Paolo Bonanni 2 Giugno 2026 #orche

(New York Times) Nelle uniche due località al mondo dove è permesso nuotare con le orche, l’assenza di regole e il sovraffollamento mettono a rischio la sicurezza di animali e persone.

Nelle acque turchesi del Mare di Cortez, l’odore delle orche — acre e oleoso — precede spesso il loro avvistamento. Qui, come a Skjervøy in Norvegia, si consuma uno degli incontri più rari e controversi della fauna selvatica: il nuoto in mare aperto con il predatore alfa dell’oceano.

Tuttavia, quella che dovrebbe essere un’esperienza mistica si sta trasformando in un “Far West” marino, alimentato dai social media e dal desiderio di una generazione cresciuta guardando questi cetacei in cattività di riscattarsi attraverso un contatto diretto e “libero”.

Il fenomeno è esploso, portando benefici economici alle comunità locali ma anche attriti crescenti. A La Ventana, i pescatori hanno abbandonato faticosi turni notturni per guidare tour che costano dai 100 dollari in su, mentre in Norvegia i prezzi salgono a 400 dollari.

Il problema principale resta la mancanza di regolamentazione uniforme. Mentre il Messico ha recentemente introdotto un sistema di permessi per cercare di gestire il caos, la Norvegia non dispone ancora di regole paragonabili, nonostante la pratica duri da decenni.

I pericoli del sovraffollamento

La pressione sugli animali è tangibile. Nei giorni di punta, piccoli gruppi di orche possono essere circondati da oltre 20 imbarcazioni simultaneamente. Claudio Rios, un capitano locale, descrive la radio — mezzo con cui i pescatori si scambiano le coordinate degli avvistamenti — come “veleno”, poiché scatena corse frenetiche verso i pod. Le imbarcazioni spesso tagliano la rotta dei cetacei e i turisti si tuffano in acqua prima ancora che i motori siano spenti.

Il grido d’allarme della scienza

I biologi marini sono preoccupati per lo stress a cui sono sottoposti gli animali. Eve Jourdain, direttrice del Norwegian Orca Survey, sta monitorando i livelli di cortisolo nel grasso delle orche per misurare l’impatto del turismo. Ricerche parallele indicano che il rumore delle barche e la presenza umana possono interrompere il foraggiamento, il riposo e la socializzazione: la differenza di dimensioni tra umani e orche rende ogni incontro potenzialmente letale.