(New York Times) Nel panorama politico statunitense il marchio “Trump” ha travalicato i confini della propaganda elettorale per trasformarsi in un vero e proprio ecosistema commerciale da oltre 300 milioni di dollari l’anno.
Dalle colline del Tennessee ai casinò di Las Vegas, il merchandising legato al presidente Donald Trump rappresenta oggi un caso di studio unico, dove la militanza politica si fonde indistinguibilmente con il profitto privato.
A differenza di qualsiasi altro politico americano, Trump e la sua famiglia hanno monetizzato direttamente la propria immagine pubblica. Secondo i documenti finanziari, il presidente ha generato profitti personali considerevoli: 2,8 milioni di dollari dalla vendita di orologi d’oro (alcuni dei quali venduti a 100.000 dollari), 1,16 milioni da “carte digitali” NFT e oltre un milione di dollari ciascuno da chitarre e Bibbie griffate “God Bless the USA”.
Il coinvolgimento si estende alla famiglia: la nipote Kai Trump ha promosso la sua linea di abbigliamento utilizzando la Casa Bianca come sfondo, mentre il figlio del presidente ha visto i propri libri pubblicizzati direttamente sui canali social ufficiali e a bordo dell’Air Force One.

Il bazar dei venditori non ufficiali
Tuttavia, la maggior parte dell’economia MAGA prospera al di fuori della famiglia Trump. Una rete capillare di venditori indipendenti e negozi fisici — spesso situati in zone rurali o centri commerciali — alimenta una domanda che sembra non conoscere sosta.
Klig’s Kites: In South Carolina, Richard Kligman ha trasformato il suo negozio di aquiloni in un santuario del merchandising Trumpiano, arrivando a dedicare metà della superficie di vendita a bandiere e cappellini.
Trump e Truth: In Illinois, Lisa Fleischmann ha aperto il proprio punto vendita dopo aver iniziato a indossare abiti a tema Trump per “incoraggiare altri fan a fare lo stesso”.
Il catalogo di questi rivenditori spazia dal bizzarro al provocatorio: gnomi da giardino da 40 dollari, boccette di acqua di colonia, spargisale a forma di proiettile e persino prodotti satirici o goliardici che i sostenitori acquistano come segno di appartenenza e sfida agli avversari.

Conflitti etici e battaglie legali
Questa commistione tra ufficio pubblico e guadagno privato ha sollevato l’allarme degli esperti di etica. Daniel Weiner, del Brennan Center for Justice, avverte che tale dinamica potrebbe “minare la fiducia dei cittadini nella democrazia”, suggerendo che il servizio pubblico sia solo un mezzo per l’arricchimento personale.
Nonostante le critiche, Trump protegge ferocemente il proprio marchio. Recentemente, l’Organizzazione Trump ha ottenuto un risarcimento di 13,2 milioni di dollari contro 132 venditori asiatici accusati di aver venduto imitazioni di “qualità inferiore”. Per Trump, ogni oggetto venduto — ufficiale o meno — funge da cartellone pubblicitario vivente, una strategia che, secondo i suoi sostenitori, crea voti tanto quanto profitti.
