(mynewsroom.it) Donald Trump sta pianificando la costruzione di una maestosa sala da ballo ispirata alla Reggia di Versailles all’interno della Casa Bianca, un progetto da 200 milioni di dollari.
I critici definiscono la BallRoom pianificata da Trump un simbolo della sua ossessione per la grandiosità e un’eco del “Gilded Age”, l’epoca dorata e profondamente ineguale della fine del XIX secolo negli Stati Uniti. L’idea, che Trump avrebbe coltivato per anni, è emersa pubblicamente quando il presidente è stato avvistato sul tetto della residenza presidenziale mentre esaminava l’area per, a suo dire, “trovare nuovi modi di spendere [i suoi] soldi per il paese”.
Il progetto, che coprirebbe quasi 8.000 metri quadrati – quasi le dimensioni della Casa Bianca stessa – sarebbe l’intervento più significativo sull’edificio da oltre un secolo.
Le prime visualizzazioni del progetto rivelano uno stile opulento, dichiaratamente ispirato a Luigi XIV: pareti e soffitti bianchi e oro, immense finestre ad arco, candelabri monumentali e lampadari di cristallo colossali. Uno stile che ricorda da vicino le sale da ballo che Trump ha già realizzato nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, e nel suo club di golf nel New Jersey.
Secondo gli storici interpellati dal “Washington Post”, come Robert Wellington, autore del prossimo libro “Versailles Mirrored”, questo tipo di architettura non è mai solo estetica, ma ha sempre un preciso scopo politico: dimostrare il potere e la gloria del leader, associandoli alla grandezza della nazione, proprio come avveniva nella Galleria degli Specchi di Versailles.

Dalle corti europee al “Gilded Age” americano
Storicamente, i padri fondatori americani rifiutarono i simboli della monarchia, come le sale da ballo, preferendo spazi più piccoli e funzionali. Tuttavia, con l’ascesa degli Stati Uniti a potenza economica globale, le grandi fortune dell’”Età Dorata” – industriali delle ferrovie e dell’acciaio – iniziarono a costruire dimore sfarzose con elementi architettonici importati dall’Europa.
La sala da ballo divenne così il luogo per eccellenza dove ostentare ricchezza e status sociale, un modo per “entrare nell’élite”, come spiega Rebekah Beaulieu, esperta di architettura del XIX secolo.
Queste stanze non erano solo luoghi di festa, ma anche di esclusione sociale. L’ereditiera Caroline Astor a New York, con la sua lista dei 400 invitati “accettabili”, ne è l’esempio più lampante. Donne come Alva Vanderbilt portarono questa ostentazione a nuovi livelli, con feste leggendarie e residenze come la Marble House, costata una fortuna anche per gli standard odierni.

Mar-a-Lago: l’anteprima della Casa Bianca
Il legame di Trump con questo mondo è incarnato da Mar-a-Lago. La proprietà fu costruita dall’ereditiera Marjorie Merriweather Post, che nel 1973 la lasciò in eredità al governo federale sperando che diventasse una “Casa Bianca invernale”. Il governo rifiutò per gli alti costi di mantenimento, e Trump la acquistò nel 1985. Escluso dai club esclusivi di Palm Beach, ne fece il suo personale circolo privato, dotandolo di una sala da ballo bianco e oro per il suo matrimonio con Melania nel 2005.
La nuova sala da ballo alla Casa Bianca, a differenza di quella di Mar-a-Lago, non sarà noleggiabile. Sorge quindi il dubbio su quanto verrà effettivamente utilizzata e se sarà completata entro il secondo mandato. Ma per gli analisti, l’utilità pratica è irrilevante. Ciò che conta è il messaggio simbolico.
In un momento di accuse di corruzione e di profonde divisioni sociali, la sala da ballo di Trump appare non solo come un capriccio architettonico, ma come una potente dichiarazione politica, un tentativo di scolpire nella storia l’immagine di un’America tornata a un nuovo, sfavillante, e per molti controverso, periodo dorato.
