Bayeux, un arazzo conquista Londra

(Financial Times) Dal 10 settembre al British Museum l’arazzo di Bayeux torna in Inghilterra dopo quasi mille anni e rivela, attraverso i suoi ricami, un sorprendente codice di stile medievale fatto di tuniche, mantelli e calzature. Dietro le scene di guerra e conquista narrate dal celebre tessuto normanno si nasconde un linguaggio visivo preciso, capace di distinguere rango, nazionalità e status sociale.

L’arazzo di Bayeux, la celebre tela ricamata lunga settanta metri che racconta la conquista normanna dell’Inghilterra nel 1066, farà ritorno in Gran Bretagna per la prima volta da quando fu realizzato, quasi mille anni fa. A partire dal 10 settembre l’opera sarà esposta al British Museum nell’ambito di una mostra già presentata come un evento cruciale per gli appassionati di storia medievale: la prevendita online ha esaurito i biglietti già dal primo giorno di apertura generale, il 1° luglio.

Molto è già stato scritto sul significato diplomatico, storico e culturale del prestito. Meno esplorate sono invece le sue credenziali come documento di moda. Secondo Michael Lewis, curatore della mostra, l’arazzo raffigura circa 621 uomini e appena tre donne vestite, ciascuna riconoscibile da una lunga veste e da un certo grado di distacco compositivo rispetto alle scene principali.

Un catalogo di abiti dell’epoca

Gli inglesi sono generalmente rappresentati con tuniche aderenti e al ginocchio, dalle gonne svasate e vivacemente colorate, mentre i normanni si distinguono soprattutto per l’acconciatura, con i capelli rasati sul retro del capo. Anche l’abbigliamento segnala questa differenza: i normanni e i francesi di Ponthieu indossano tuniche divise o “culottes”, un dettaglio che continua a interrogare gli storici.

Il livello di variazione tra le figure è ciò che rende l’arazzo una fonte narrativa così ricca, pur non essendo un catalogo fedele degli abiti realmente indossati all’epoca: l’accuratezza, sottolinea, non era la priorità dei tessitori, quanto piuttosto la chiarezza narrativa.

Mantelli e ingegnose fermature — spesso spille circolari appuntate sulla spalla destra — segnalano status e potere, mentre calzature piccole e appuntite compaiono in modo pressoché uniforme, in un raro tratto di “democrazia” visiva rispetto al resto del guardaroba. I colori stessi obbediscono a regole compositive: nei ricami, verde, giallo, rosso e blu scuro si alternano affinché ogni elemento rimanga distinto dal successivo, più per esigenze grafiche che per fedeltà cromatica reale.

Guerrieri e cavalieri

Gli abiti raccontano anche la provenienza dei combattenti: nella campagna di Bretagna e a Hastings prevalgono cotte di maglia strette, mentre altrove compaiono pantaloni attillati, probabilmente più comodi a cavallo. Resta invece un mistero cosa si indossasse sotto l’armatura, poiché l’arazzo non lo mostra.

L’arazzo non ha ancora esaurito la sua capacità di offrire nuove chiavi di lettura: recenti ricerche sui colori e le tinture hanno persino ispirato la creazione di un tartan ufficialmente registrato, tratto direttamente dalla palette dell’opera.