Perché gli spaghetti non si spezzano mai in due

By Paolo Bonanni 22 Luglio 2026 #spaghetti

(Le Temps) Risolto nel 2005 da due fisici francesi e premiato con l’”Ig Nobel”, il mistero della frattura della pasta ha rivelato applicazioni impensate, dalla fisica dei materiali all’ingegneria delle strutture.

Alla fine degli anni Settanta, in un aeroporto di Los Angeles, atterrava Danny Hillis, giovane informatico ossessionato dal progetto di costruire un computer con un milione di microprocessori per creare un’intelligenza artificiale. Un amico del MIT gli aveva suggerito di parlarne con suo padre: Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965 e figura leggendaria del Caltech, celebre tanto per il suo genio quanto per la sua creatività sperimentale fuori dagli schemi.

Feynman accolse l’idea di Hillis definendola “la più stupida mai sentita”, ma la sua curiosità lo spinse comunque a farlo lavorare al suo fianco l’estate successiva. Fu proprio durante una sessione di cucina, tra piatti di spaghetti, che nacque l’osservazione destinata a diventare un piccolo classico della fisica ricreativa: spezzando uno spaghetto crudo, questo si rompe quasi sempre in tre frammenti, mai in due. Dopo ore di esperimenti e chili di pasta sacrificata, i due non trovarono una spiegazione, lasciando la cucina cosparsa di detriti.

L’onda d’urto

L’enigma restò irrisolto per decenni, fino a quando, nel 2005, i fisici francesi Basile Audoly e Sébastien Neukirch pubblicarono sulla prestigiosa rivista “Physical Review Letters” uno studio dal titolo esplicito sulla frammentazione a cascata delle fratture nei bastoncini rigidi. La loro scoperta: la rottura iniziale genera un’onda d’urto che percorre lo spaghetto e innesca ulteriori fratture lungo la sua lunghezza, spiegando così la tendenza a spezzarsi in più pezzi.

Per questo lavoro, nell’ottobre 2006, i due ricercatori ricevettero l’”Ig Nobel” per la fisica sul palco del Sanders Theatre di Harvard, il premio parodico che “prima fa ridere, poi fa riflettere”.

La fisica nella pasta

Lungi dall’essere una curiosità fine a se stessa, la ricerca ha implicazioni concrete: gli stessi meccanismi di frattura a cascata aiutano a comprendere il crollo di ciminiere industriali o la frammentazione di proiettili corazzati contro una blindatura. La fisica della pasta, insomma, si rivela sorprendentemente seria.

Resta però una domanda pratica per chi cucina: è possibile spezzare gli spaghetti senza sporcare tutta la cucina? Una soluzione arriva dal MIT: basta torcere la pasta su se stessa, tenendola alle due estremità come si strizza uno strofinaccio, impedendole di incurvarsi. Trasformato in una spirale, lo spaghetto si spezza allora pulitamente in due quando viene piegato. Un trucco verificato anche con linguine e capellini, efficace ma che richiede un po’ di pratica e pazienza.