La ricerca della perfezione

By Paolo Bonanni 14 Luglio 2026 #perfezione

(El Pais) Tra Ozempic, filtri digitali e chirurgia estetica, la cultura contemporanea eleva la magrezza e la giovinezza a simboli di virtù e autocontrollo, trasformando il corpo umano in un progetto da ottimizzare costantemente.

Nell’era del capitalismo avanzato, il corpo ha smesso di essere un dato biologico per trasformarsi in un cantiere aperto, perennemente sottoposto a interventi di perfezionamento. L’ascesa di farmaci come l’Ozempic, nati per fini terapeutici ma convertiti in icone di una nuova “economia corporale”, segna il passaggio definitivo verso un’epoca in cui la magrezza, la giovinezza e l’assenza di segni del tempo non sono solo canoni estetici, ma imperativi morali.

Un corpo “non normativo” viene oggi interpretato come il sintomo di una gestione deficiente dell’individuo, mentre la disciplina estetica viene letta come prova di forza di volontà e status sociale.

Il ruolo del cinema

Questa inquietudine, alimentata dai meccanismi totalitari dei social network, ha contagiato profondamente l’immaginario collettivo. Il cinema e la serialità contemporanea riflettono questa angoscia attraverso il linguaggio del body horror. Il mostro, nelle nuove narrazioni, è l’incarnazione di tutto ciò che il canone cerca disperatamente di espellere: la ruga, la ciccia, il cedimento naturale. Tale pressione non è un fenomeno inedito, ma il riproporsi storico di una morale che associa l’armonia fisica alla rettitudine, rendendo oggi la “manutenzione” del sé un obbligo quasi ineludibile.

Anche il panorama editoriale riflette questo campo di battaglia. Saggi e narrativa, soprattutto di autrici, analizzano come la pressione estetica si sia infiltrata capillarmente nella vita quotidiana, trasformando l’identità in una responsabilità individuale.

Corsa verso l’eterna giovinezza

Non si tratta più di “essere” belli, ma di “farsi” belli, in un processo che mira a sfidare la finitudine umana. In questa corsa verso l’eterna giovinezza, dove il limite biologico appare sempre più come un ostacolo superabile, il corpo diventa un campo di tensione tra il desiderio di conformazione e la resistenza alla mercificazione.

Se, come sostengono gli storici, la costruzione storica di tali dogmi è fragile, resta l’amara consapevolezza che, in una società ossessionata dall’ottimizzazione, il fallimento estetico viene percepito — ingiustamente — come il fallimento dell’intera persona.