(Frankfurter Allgemeine) “L’origine del mondo”, dipinta da Gustave Courbet nel 1866, continua a esercitare un fascino magnetico e provocatorio, confermandosi, a distanza di oltre un secolo e mezzo, come la “vulva più famosa del mondo”.
L’opera più scandalosa della storia dell’arte ha lasciato la sua dimora parigina per diventare il fulcro di una grande retrospettiva al Leopold Museum di Vienna fino al 21 giugno. Gustave Courbet, nato nel 1819 da una famiglia di agricoltori benestanti, è stato il pioniere di un realismo radicale.
Autodidatta, ribelle sistematico e oppositore convinto di Chiesa e Stato, Courbet rifiutava le idealizzazioni romantiche dell’epoca per concentrarsi sulla “nuda realtà”. Sebbene fosse un uomo legato alla terra e alle persone semplici, la sua pittura trasuda una tenerezza profonda per tutto ciò che è vivo.
In questo piccolo dipinto, Courbet cattura la carnalità in modo quasi tattile: lo spettatore sembra poter percepire il calore della pelle e il leggero movimento del respiro sull’addome eburneo, dove l’ombelico funge da punto di luce prima di scendere verso l’oscurità del pube.

Un’eterna storia di occultamento
L’opera porta con sé una singolare “storia del nascondimento”. Fu commissionata originariamente da Khalil-Bey, un diplomatico ottomano e collezionista di arte erotica nella Parigi degli anni ’60 dell’Ottocento. Khalil-Bey custodiva il quadro nel suo bagno, celato dietro una tenda verde.
Questa tradizione di segretezza è proseguita nel tempo:
Doppia tela: in passato, il quadro veniva mostrato agli acquirenti nascosto dietro un altro paesaggio di Courbet (Le Château de Blonay), che fungeva da copertura scorrevole.
La collezione Lacan: nel 1954, il dipinto fu acquistato dallo psicanalista Jacques Lacan, che lo fece coprire con un pannello astratto di André Masson, il quale suggeriva a sua volta l’anatomia femminile in forma di paesaggio.
L’identità svelata: per decenni l’identità della modella è rimasta un mistero. Oggi sappiamo che si trattava di Constance Quéniaux, ballerina dell’Opera di Parigi e amante di Khalil-Bey.

Oltre la pornografia: natura e simbolo
Nonostante la crudezza del soggetto, la critica sottolinea come l’opera non scada mai nel pornografico. Courbet non indugia nel dettaglio anatomico clinico, ma cerca una lingua fisica che unisca l’erotismo al ciclo della vita, della riproduzione e della morte.
L’esposizione viennese mette in luce questo legame accostando il dipinto a paesaggi con grotte e cavità marine, dove la natura stessa diventa “vaginale”, un enigma oscuro e profondo da cui tutti proveniamo.
Oggi il quadro è esposto al pubblico dietro un vetro antiproiettile e sorvegliato a vista, specialmente dopo che nel 2014 l’artista Deborah de Robertis mise in atto una performance provocatoria esponendosi davanti alla tela.
