La pubblicità racconta la pasta

(Suddeutsche Zeitung) Lo storico del design Linus Rapp ripercorre in un nuovo libro un secolo e mezzo di manifesti dedicati alla pasta, tra Belle Époque e boom economico. Dall’Italia mitizzata al Pulcinella affamato di maccheroni, i poster raccontano l’evoluzione del gusto, del packaging e dell’immaginario collettivo attorno al piatto più amato d’Europa.

Lo storico del design con la passione per un piatto di pasta Linus Rapp ha appena pubblicato un volume dedicato ai manifesti pubblicitari dedicati alla pasta, dal 1900 a oggi. Il suo interesse per il tema nacque quasi per caso durante la stesura della tesi di dottorato, quando si imbatté in un manifesto Barilla del 1952 firmato dal grafico Erberto Carboni: un’illustrazione essenziale, con forbici, forchetta e cucchiaio stagliati su sfondo blu.

Da lì, la scoperta che si trattava di un genere collezionistico ancora poco conosciuto e accessibile, che lo ha portato ad approfondire l’argomento fino a curare, nel 2024, la mostra “Al Dente – Pasta und Design” ad Ulm, in seguito ospitata anche a Lipsia.

Rapp racconta come il manifesto pubblicitario dedicato alla pasta nasca già nel 1880, in un’epoca in cui questo mezzo di comunicazione muoveva i primi passi. Le prime rappresentazioni, di gusto Belle Époque, mostravano la pasta come elemento secondario, spesso portata quasi distrattamente da eleganti figure femminili in scene di vita borghese.

Con il tempo, sostiene lo studioso, il prodotto stesso è raramente il vero protagonista delle immagini: la pasta, per sua natura, si somiglia sempre a se stessa, ed è dunque nel packaging e nella capacità di raccontare una storia che i produttori hanno investito la propria creatività.

La maschera di Pulcinella

Nel libro si parla del manifesto che raffigura Pulcinella, maschera napoletana dal leggendario appetito di maccheroni, che secondo la tradizione popolare rifiuta persino il trono di Napoli pur di non rinunciare al proprio piatto preferito.

Quanto all’immaginario dell’Italia come patria della pasta, Rapp spiega che si è consolidato solo a partire dagli anni Sessanta e Settanta, complice l’arrivo dei lavoratori immigrati e la diffusione dei ristoranti italiani in Germania, oltre alla crescita del turismo verso la Penisola. Lo studioso ricorda comunque come anche il sud della Germania avesse una propria solida tradizione di paste all’uovo.

Il ruolo della salsa

Rapp si sofferma infine su come sia cambiato nel tempo il modo di rappresentare il cibo: se oggi si tende a mostrare pasta e sugo amalgamati in un tutt’uno cremoso, in passato la salsa veniva raffigurata solo a piccole macchie sopra la pasta, considerata l’elemento davvero centrale del piatto.

Cambia anche la percezione del glutine, un tempo pubblicizzato come garanzia di qualità, oggi spesso evitato. Il libro dedica inoltre spazio al lato romantico della cultura della pasta, richiamando la celebre scena del film Disney “Lilli e il Vagabondo”, diventata immagine universale dell’intimità condivisa a tavola.