(Le Figaro) Oltre 1,4 miliardi di cattolici si preparano a celebrare l’Assunzione il 15 agosto. La pietà mariana non conosce crisi, nonostante il richiamo dottrinale arrivato da Roma pochi mesi fa: il Vaticano ha chiesto di evitare il titolo di “Corredentrice” per non generare confusione teologica. Ma tra teologi e fedeli il dibattito resta aperto.
La Vergine Maria continua a occupare un posto centrale nella devozione cattolica, come dimostra l’attesa per la festa dell’Assunzione, celebrata il 15 agosto da oltre 1,4 miliardi di fedeli nel mondo. A Lourdes sono previste circa 21mila persone per il 153° pellegrinaggio nazionale, presieduto dal cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri. Papa Leone XIV celebra invece la ricorrenza a Castel Gandolfo, dove trascorre l’estate, e dedicherà due giornate a Lourdes durante la sua visita in Francia di fine settembre, più tempo di quanto riservato a Parigi e Metz.
L’Assunzione, quarto e ultimo dogma mariano proclamato dalla Chiesa dopo la maternità divina (431), la verginità perpetua (553-649) e l’Immacolata Concezione (1854), fu definita da Pio XII nel 1950.
Storicamente, la figura di Maria ha attraversato i secoli assumendo anche una dimensione politica: secondo la storica Virginie Girod, la Vergine avrebbe progressivamente sostituito le antiche divinità femminili pagane, imponendosi come una delle figure femminili più influenti della storia, capace di parlare tanto ai fedeli quanto, per la sua dimensione materna e accessibile, a chi è lontano dalla fede.

Una venerazione diffusa
Il 7 ottobre 2025 la Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dal cardinale Víctor Manuel Fernández e approvata da Leone XIV, ha pubblicato la nota dottrinale “Mater Populi fidelis”, che invita a evitare il titolo di “Corredentrice” attribuito a Maria. Il documento, che raccoglie oltre trenta pagine di argomentazioni, riprende una posizione già espressa da papa Francesco, secondo cui esiste “un solo Redentore” e il titolo “non si sdoppia”.
Il rischio, spiega il testo, è di offuscare l’unica mediazione salvifica di Cristo. Il Vaticano ha successivamente precisato che non si tratta di un divieto assoluto per la pietà popolare, quanto piuttosto dell’eliminazione del termine dai testi liturgici ufficiali.

Reazioni contrastanti
Nell’ambiente tradizionalista, si ricorda come la misura miri a chiudere definitivamente le richieste di un quinto dogma mariano, pur ammettendo la rottura con l’insegnamento di pontefici come Pio X o Pio XI. Tra le voci più critiche, la teologa Michèle Reboul si dice “molto colpita” dalla scelta, sospettando un intento ecumenico verso i protestanti.
Di segno opposto la posizione della biblista Anne Soupa, che apprezza la chiarezza del magistero, sottolineando come attribuire a Maria il titolo di Corredentrice avrebbe rischiato di trasformarla in una sorta di quarta figura accanto alla Trinità.
Resta, in ogni caso, intatta la venerazione popolare per una figura che il documento vaticano non intende ridimensionare, ma solo definire con maggiore precisione teologica.
